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spiragli nell’incontro tra il gruppo ferroli e i sindacati al mise

Ex Lamborghini Calor, l’azienda rivedrà il piano

Sindacati moderatamente soddisfatti dopo l’incontro convocato a Roma al Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) dove è aperto il Tavolo di crisi per la vertenza del gruppo Ferroli di cui fa parte l’...

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Sindacati moderatamente soddisfatti dopo l’incontro convocato a Roma al Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) dove è aperto il Tavolo di crisi per la vertenza del gruppo Ferroli di cui fa parte l’ex Lamborghini Calor di Dosso con al centro la situazione della storica azienda specializzata nella produzione di caldaie che occupa oltre mille lavoratori di cui 800 nella sede di San Bonifacio di Verona, un centinaio a Dosso, 180 ad Alano i Piave nel Bellunese, una sessantina a Casole d’Elsa nel Senese. Il governo, che era rappresentato dal sottosegretario Teresa Bellanova e da Giampiero Castano, responsabile dell’Unità gestione vertenze del Mise, ha manifestato la sua disponibilità per trovare soluzioni al fine di ridurre l’impatto dei 600 esuberi e tale disponibilità è stata dimostrata anche dalle Regioni Emilia-Romagna e Veneto presenti al Tavolo. «Dal punto di vista sindacale c’è stata la massima compattezza - afferma Samuele Lodi segretario provinciale della Fiom-Cgil presente a Roma assieme alla sua collega Sandra Rizzo della Fim-Cisl e ai due delegati sindacali Nadia Malaguti ed Enrico Ciampa - abbiamo detto chiaro e tondo che il piano industriale va rivisto in quanto sono stati presentati solo dei tagli. L’azienda ha manifestato l’intenzione di rivedere il piano industriale. Il Tavolo di crisi rimane aperto anche se non è stata fissata un’ulteriore convocazione per l’esame congiunto della cassa integrazione straordinaria. Non si è scesi nel dettaglio dei singoli stabilimenti ma per l’ex Lamborghini Calor abbiamo detto che ai numeri si devono aggiungere il 50% dei rioccupati che dovranno andare a San Bonifacio in quanto è risaputo che ben pochi accetteranno questo trasferimento». Il 6 ottobre dell’anno scorso c’era stata la ristrutturazione del debito con il gruppo che sta pasando ad un concordato perfallimentare attraverso la 182 bis della legge fallimentare. Dopo l'iniezione di liquidità operata attraverso un pool di quattro banche Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare e Monte dei Paschi di Siena, oltre al fondo Oxy, l'attività produttiva era ripartita. Il ,piano per lo stabilimento di Dosso prevederebbe la chiusura entro il 2017. Ribadita l'importanza di non chiudere il sito di Dosso.«E’ ancora appetibile - ha affermato Sandra Rizzo, Fim-Cisl - sia dal punto di vista logistico che business stesso. La Regione ha manifestato ampia disponibilità per lavorarci».(m.bar.)

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