Tumori da record «Pesano cibo e fumo»
L’esperto Ferretti: l’ambiente incide per il 5%, il pellet è molto pericoloso In particolare su polmone e colon decisivi gli stili di vita. Prevenire si può
Nei tristi primati per tumori della provincia di Ferrara il peso dei fattori ambientali è «minimo», per due ordini di ragioni: in generale, l’incidenza di questi fattori è calcolata «in circa il 5%», e le patologie più presenti sul territorio e pericolose «dipendono in misura preponderante da fattori di rischio, personali, che dipendono dagli stili di vita e sulle quali si può svolgere un’efficacia azione di prevenzione». A ribadirlo, non per la prima volta, è Stefano Ferretti, ricercatore Unife e da molti anni responsabile del Registro tumori area vasta Emilia centrale, uno dei più attenti e longevi osservatori dell’andamento delle neoplasie a livello territoriale. Ferretti entra nel merito di quanto scritto dalla Nuova sul tasso di ferraresi tuttora, o in passato, ammalati di tumore (il più alto in assoluto dopo Milano tra i 25 registri provinciali, da “podio” per un terzo delle tipologie specifiche), facendo una premessa: «La persistenza, cui si riferiscono appunto quei dati, non è l’indice più adatto per fare paragoni territoriali, perché paradossalmente chi è più efficiente nello scoprire tumori con gli screening e a curarli, ha valori più alti. Meglio usare l’incidenza o anche la mortalità. È pur vero - riconosce - che non ci sono grandi differenze negli screening e nelle terapie con le altre province emiliane e anche con il resto del Centro Nord (dove sono collocati praticamente tutti i registri oggetto del confronto, ndr) e in ogni caso è indubbio che Ferrara presenta incidente molto elevate in diversi tipi di tumori».
L’approccio di Ferretti è appunto selettivo, con l’analisi combinata dei fattori di rischio e della pericolosità dei diversi tipi di neoplasie “da record”. Per quanto riguarda la tiroide, ad esempio, «c’è stato un aumento vertiginoso negli ultimi 20 anni, perché è aumentata l’attenzione nei suoi confronti. Ma quasi sempre si tratta di piccoli noduli che non danno rischio di mortalità, che nel 35% delle autopsie di morti per altre cause si scoprono presenti». Situazione simile per la prostata, «la maggioranza delle autopsie scopre questo tumore che era asintomatico: se lo si cerca, spesso lo si trova». Discorso completamente diverso per le due neoplasie “maggiori” che colpiscono i ferraresi, cioè polmone e colon retto. «Mi attengo a dati scientifici, non m’interessa fare politica o “assolvere” chicchessia, a partire dal petrolchimico. Ma è un fatto che il 90% dei tumori al polmone sia associato al fumo, attivo e anche passivo, cioè se cancellassimo il fumo (anche dal passato delle persone, intendo), si eliminerebbero 9 casi su 10. Ricordiamo che il tumore al polmone, come gli altri, nasce 10-15 anni prima di quando viene scoperto, ed è per questo che in una provincia come la nostra, dove in passato si fumava più che altrove, ha oggi questi dati. Il problema - ragiona il medico patologo - è che i nostri adolescenti hanno ricominciato a fumare, soprattutto le ragazze, con scarsa consapevolezza dei rischi. E il fumo è un fattore di rischio anche per rene, pancreas, vescica, apparato genitale».
Il fattore di rischio individuale per il colon «è simile, attorno all’80%, sia pure in concorso. Ed è di origine alimentare - sottolinea Ferretti - Parlo di elevato consumo di carni rosse, farine e zuccheri elaborati, magari senza autossidanti come insalate o caffè, in combinazione con la scarsa attività fisica. Stiamo cercando di capire perché il tumore al colon sia più presente a Ferrara rispetto ad altri territori emiliani, ad esempio, ma la cosa più importante per noi medici è che da una parte si può prevenire con una dieta sana, e dall’altro diagnosticare precocemente quando è ancora allo stadio di lesione e non di patologia vera e propria, grazie allo screening». Un’indagine svolta proprio a Ferrara dimostra che lo screening fa ridurre del 15-20% l’insorgere e fino al 30% la mortalità di questa neoplasia, «ma l’accoglienza dei ferraresi è tiepidina: l’adesione attualmente è al 50%, pensate che Reggio Emilia con il 65% di adesioni ha un calo di mortalità del 10%. In generale, l’Emilia ha valori di sopravvivenza più alti d’Europa».
C’è infine l’ultimo tasto, il più doloroso per le donne, cioè la mammella. Ferretti parla di «fattori di rischio combinati: ormonali, alimentari (la stimolazione dei fattori di crescita) e anche genetici: in Emilia non serve chiamarsi Angelina Jolie per accedere ad un programma avanzato di prevenzione sul rischio genetice che può portare anche ad asportazioni preventive». L’ampliamento dello screening in regione a 45-75 anni, contro i 50-69 di altri territori, “aggiunge” casi.
È l’inquinamento? «Farò arrabbiare qualcuno, ma quello più pericoloso è prodotto dal riscaldamento a pellet».
Stefano Ciervo
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