«Ci saremo per nostro fratello Ma il nostro calvario continua»
«La difesa è un diritto sacrosanto: un diritto anche non ascoltarla»: Marco Tartari, il fratello di Pigi, ha vissuto il tempo trascorso dall’omicidio - un anno fa e poco più - scandito dalle tappe e...
«La difesa è un diritto sacrosanto: un diritto anche non ascoltarla»: Marco Tartari, il fratello di Pigi, ha vissuto il tempo trascorso dall’omicidio - un anno fa e poco più - scandito dalle tappe e dai tempi della giustizia. Dai processi che si sono succeduti. Ogni volta che si trovava in tribunale, sempre presente con la sorella Rita - in silenzio, composti, sobri - vittime loro stesse moralmente delle brutalità inferte al fratello, ha sempre mantenuto la promessa: «Quando parleranno le difese uscirò dall'aula, prendendo le distanze da chi mi ha rovinato la vita, dal quel 9 settembre, da chi ha massacrato Pigi: non posso ascoltare chi difende - anche se rispetto il lavoro degli avvocati - degli ignorati fottuti che continuano a dir bugie, persone per cui sputare per terra è come ammazzare un uomo».
Oggi in Corte d’assise ci saranno, ovviamente, come sempre: Rita e Marco Tartari e il loro avvocato Eugenio Gallerani, parte civile, accusa privata nell’inchiesta. «Lo facciamo per nostro fratello, anche se questa è la nostra via crucis». Saranno in aula, dunque, a sottolineare la necessità non solo di aver giustizia ma dignità per loro e questa città. Contro la brutalità che fa da sfondo, contro la «crudeltà», anche aggravante tecnica contestata dalla procura che fotografa appieno l’impressioante modalità con cui tre persone hanno ucciso il fratello e di questo sono accusate. Tre persone, ma ognuna di loro ritiene di aver meno responsabilità rispetto l’altra. «A me non interessa - aveva detto Marco Tartari a la Nuova Ferrara, pochi giorni fa - per quanto mi riguarda non vedo perchè ci debba essere una pena diversa da quella inflitta a Pajdek (in abbreviato, condanna a 30 anni, ndr): tutti e tre sono responsabili allo stesso modo». La sorella Rita sempre presente e altrettanto in silenzio parlerà quando tutto sarà finito: dopo la sentenza su Pjedk, disse ai cronisti, rivolgendosi ai ferraresi, che si trattava di «un segnale importante: non solo per noi ma per la città, anche se non passa giorno che io non pensi a mio fratello e alla sua morte». «Questo - la condanna a Pajdek, ndr- è stato un bell'esempio di giustizia, ne avevamo bisogno ma adesso occorre che venga fatta la stessa cosa anche negli altri processi». Da oggi in aula, tutti attendono questo.
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