La Nuova Ferrara

Ferrara

Due ragazzi in aula contro l’ergastolo

di Daniele Predieri
Due ragazzi in aula contro l’ergastolo

In Corte d’assise Constantin Fiti, 23 anni e Patrik Ruszo, 20: accusati di aver aggredito e abbandonato moribondo l’anziano

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FERRARA. Se fossimo in America, in aula verrebbero proiettate le fotografie della Polizia scientifica, come prove, sul come e dove venne trovato il corpo di Pier Luigi Tartari in un tugurio di Fondo Reno, 17 giorni dopo la sua scomparsa. Qui venne abbandonato dopo essere stato aggredito e rapinato in casa il 9 settembre dell’anno scorso, ad Aguscello, e poi imbagliato e legato («incaprettato», scrive la Polizia negli atti). Basterrebbero quelle immagini per indicare brutalità e crudeltà dell’omicidio di Pier Luigi Tartari. Servirebbero, all’americana, a rendere evidente a tutti - e soprattutto ai giudici popolari, semplici cittadini che dovranno giudicare i presunti assassini - una realtà che chi non ha visto quelle foto negli atti o letto le carte stesse del processo, non può minimamente immaginare. Perchè inimmaginabile. Ma non servono effetti speciali, a Ferrara, dove oggi inizia il processo in Corte d’assise contro Constantin Fiti, 23 anni, romeno, ferrarese d’adozione e per mestiere di ladro e Patrik Ruszo, 20 anni, slovacco, arrivato a Ferrara per seguire la madre che lavorava come badante nella casa vicina a quella di Tartari, e alle spalle una vita randagia, dormendo sotto il ponte del Boicelli e vivendo di furti e rapine.

Fiti continua a sostenere di non esser stato presente la notte dell’assalto ad Aguscello e dunque di non saper nulla di omicidio o dell’abbandono di Tartari, moribondo nel tugurio. Ruszo, invece, sostiene ancora oggi di essere stato costretto a fare tutto ciò che poi ha confessato di aver fatto, facendo trovare il corpo di Tartari nel tugurio, perché costretto dagli altri due. «La difesa è un diritto sacrosanto», ammette Marco Tartari, il fratello del pensionato ucciso, ma chiunque nel suo ruolo e al suo posto farebbe come ha sempre fatto e farà anche al processo che si apre oggi: «Uscirò dall’aula quando parleranno i due imputati e i loro difensori». Difensori che preparavano già le strategie ieri alla vigilia del processo più importante degli ultimi anni che si celebra a Ferrara: tanto che il Comune chiederà di costituirsi parte civile, vittima morale, visto che la nostra città e tutti i ferraresi erano sotto choc in quelle settimane del settembre dello scorso anno.

Tra le difese, primo tra gli avvocati, Alberto Bova, che tenterà di strappare all’ergastolo (rischio concerto, senza troppi giri di parole) Fiti: «Lui continua a sostenere che quella sera non era presente con Pajdek e Ruszo. Come legale non ho avuto motivi per dubitare delle sue affermazioni, se non credessi in questo non lo difenderei». Per Ruszo, Patrizia Micai è ancora più telegrafica: «Siamo pronti ad affrontare il dibattimento che entrerà subito nel vivo coi primi interrogatori: questo è un processo unico e grave e lo scopo del ruolo della mia difesa sarà quello di garantire un giusto processo per un ragazzo europeo che ha tutti i diritti (doveri, ndr) di essere giudicato in modo equilibrato».

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