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Vendita di Nuova Carife Si allungano i tempi

Vendita di Nuova Carife Si allungano i tempi

Ubi smentisce offerte e non vuole farsi pressare dalla scadenza del 30 settembre Sullo sfondo un salvataggio-bis del Fitd: ieri il via libera della Bce per Caricesena

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A una settimana dal termine definito improrogabile, ma che tale non si sta rivelando, del 30 settembre, la cortina di nebbia attorno alle trattative per la vendita di Nuova Carife e delle altre tre good banks è se possibile ancor più fitta di un mese fa. Tengono banco le indiscrezioni di fonte giornalistica, in assenza di informazioni ufficiali e verificabili, e allora è il caso di sottolineare come nel giro di una decina di giorni su tre quotidiani siano stati proposti tutti gli scenari possibili in relazione all’unica pista di una certa concretezza, che porta a Ubi banca. Dunque, ai bergamaschi in rapida successione sono stati attribuiti interessamenti per l’accoppiata Etruria-Marche, per il totale delle quattro banche e, più di recente, addirittura un’offerta per tutte tranne che Nuova Carife. Quest’ultima indiscrezione è stata smentita da fonti Ubi, che precisano come «non sia stata formulata nessuna offerta, nè sia imminente una decisione in questo senso»: non risultano consigli d’amministrazione o altri organi esecutivi della banca convocati su questi temi. Ubi sta continuando a valutare il dossier sulle quattro banche, com’è stata invitata a fare da chi gestisce la vendita, ma non intende farsi pressare da scadenze. In effetti il 30 settembre sembra già bypassato, visto che da più parti si fa notare come la procedura di risoluzione abbia un termine di due anni concordato con la commissione Ue, e rigidi vincoli temporali non aiutano i venditori. L’impostazione della Concorrenza Ue, sul tema, è come noto che queste banche sono una distorsione delle regole del mercato, che dev’essere superata nel più breve tempo possibile.

Le recenti voci su un possibile rientro di Cariparma (gruppo Credit Agricole) sembrano riguardare la sola Banca Marche. Restano in secondo piano le offerte di fondi internazionali e, soprattutto, l’intervento del Fondo interbancario, che si configurerebbe come un vero e proprio salvataggio-bis, in uno scenario peggiorativo per risparmiatori, azionisti e anche dipendenti Carife rispetto all’ipotesi approvata dall’assemblea del 30 luglio 2015. In quest’ambito Carife potrebbe trovarsi sotto lo stesso ombrello di Caricesena e forse altre banche romagnole: proprio ieri la Bce ha dato l’autorizzazione per l’intervento da 280 milioni da parte dello Schema volontario del Fitd. (s.c.)

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