L'urlo silenzioso di una Comacchio in lutto
Centinaia di persone per l'ultimo saluto a Davide Nordi, morto in un incidente stradale
COMACCHIO. Le tre del pomeriggio sono passate da pochi minuti. Dovrebbe essere un sabato di festa a Comacchio, uno di quei sabati di fine estate dove ancora si ha voglia di andare in spiaggia in cerca dell’ultima botta di sole e invece, qualcosa nella comunità si è spezzato. Centinaia di persone dentro e fuori la chiesa si sono radunate per rendere omaggio a Davide Nordi, il ragazzo di appena 21 anni che domenica scorsa alle prime luci dell’alba ha perso la vita in un tremendo incidente stradale.
A meno di una settimana da quel mattino maledetto non sono “solo” i familiari, i parenti e gli amici più stretti ad essere sconvolti dal dolore; a piangere Davide è una comunità intera. L’urlo silenzioso (e per questo ancor più forte e tagliente) che invade il piazzale davanti la chiesa e la strada, mette i brividi. Qui la commozione è incontenibile. Per chi conosceva il 21enne comacchiese trattenere le lacrime è impossibile. E anche chi non lo conosceva viene messo a dura prova dal contesto.
Nessuno parla, nemmeno un mormorio. L’inizio della cerimonia funebre è fissato per le tre e mezza, e quando la salma di Davide Nordi raggiunge la chiesa seguita dalla famiglia distrutta, i coetanei singhiozzano. Abbracciano quei padri e quelle madri che hanno accompagnato i propri figli a salutare per l’ultima volta quel ragazzo che, probabilmente, loro stessi hanno visto crescere e giocare accanto alla figlia o al figlio che ora cerca conforto tra le loro braccia.
La chiesa all’interno è stracolma, non si passa. Chi tenta di entrare o si guadagna un angolino in fondo, a fatica, o esce. «Non ce la faccio», sussurra uscendo una ragazza all’amica. Fuori in centinaia ascoltano in silenzio la cerimonia, hanno fiori bianchi in mano. «Non si può morire così a vent’anni, non si può», dice qualcuno. Ma le parole che si sentono sono davvero pochissime. “Punta alle stelle, se sbagli cadrai sulle nuvole. Ciao Bozz”, si legge su uno striscione. Il saluto degli amici sta tutto lì, in quelle frasi, in quei silenzi e, soprattutto, in quegli occhi, giovanissimi e pieni di lacrime.
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