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Più di mille gridano “no” al razzismo

Più di mille gridano “no” al razzismo

«Una volta la città era più aperta, crisi e terrorismo hanno peggiorato le cose». «Gli antidoti sono conoscenza e legalità»

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FERRARA. “Imagine there’s no countries, it isn’t hard to do”, cantava John Lennon in Imagine. E questa, insieme alle musiche di Bob Marley, poteva essere la colonna sonora della manifestazione organizzata ieri contro il razzismo. Circa un migliaio i partecipanti di questa pacifica e allegra manifestazione, che ha visto scendere in campo una cinquantina di associazioni e ragazzi immigrati, che durante il corteo hanno letto alcune frasi per dire no al razzismo. Tra loro anche i presidenti delle comunità straniere, tra cui Sylvain Nanfackzambou, presidente della comunità camerunense. «Noi viviamo esperienze non sempre belle in quanto stranieri. L’unica speranza è che i nostri figli, che vivono e vanno scuola qui, possano cambiare le cose. Capiamo che l’italiano ha conosciuto tardi lo straniero, rispetto a altri paesi, ma anche quando andiamo in pullman la gente non si siede vicino a me, se si entra in un bar le persone sono intimorite. Conosciamo tanti avvocati, perché ci sostengono a livello legale con tutti i problemi che ci ritroviamo ad avere. Ma noto che c’è una grande fetta di popolazione che ha capito. Oggi infatti ci sono tanti ferraresi che con noi hanno cambiato mentalità. Quando sono arrivato, 14 anni fa, le persone a Ferrara erano più accoglienti, la crisi e il terrorismo hanno peggiorato le cose». Il corteo si è snodato dai giardini della stazione, lungo viale Cavour, per giungere in piazza Castello. Numerosi i passanti incuriositi, o che osservavano dalle finestre. Qualche automobilista un po’ arrabbiato all’altezza dell’incrocio di via Cittadella ha espresso il suo dissenso, ma tutto è filato liscio, scortati dalle forze dell’ordine. Kelvin Jacob, presidente associazione nigeriana, spiega che «Ferrara non è razzista, ci sono alcuni elementi che fanno gesti di razzismo. Ma noi stiamo lavorando con le forze dell’ordine e con il Comune,per provare a educare i ragazzi. Il problema è che non hanno lavoro, per questo cadono nella droga». Presente anche Waheed Akbar, presiedente della comunità pakistana, che sottolinea il lavoro di integrazione svolto. «Questa è la nostra terra, viviamo qui. Solo insieme possiamo capire come migliorare, non con la separazione». Interviene Miriam Cariani, rappresentante degli immigrati, spiegando che «le diseguaglianze si abbattono insieme. Siamo tutti immigrati, e la migrazione è un fenomeno dal quale non si può tornare indietro. Quella di oggi è la testimonianza di ciò che stiamo facendo. Sicuramente ci sono problemi, ma possiamo risolverli solo con la coesione interetnica». Sonia Pico partecipa come cittadina, e ritiene che l’unico mezzo contro il razzismo sia «la convivenza civile. La conoscenza e il rispetto sono l’unica soluzione». Molto soddisfatto della manifestazione è Renato Finco, consigliere comunale Pd. «È un piccolo inizio, bisogna ascoltare chi è in disagio, e legalità e accoglienza devono andare di pari passo». Luigi Vitellio, segretario provinciale Pd, nota come «l’accoglienza sia un obbligo morale e civile». Anche l’assessore alle pari opportunità Annalisa Felletti, ha sottolineato la riuscita della manifestazione, affermando che «la scuola si conferma laboratorio di integrazione, per questo sono qui oggi».

Veronica Capucci

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