I sindacati Carife: "I politici locali sbattano i pugni, non siano subalterni al governo Renzi"
I rappresentanti lavoratori della banca contro le parole di Marattin, consulente di Renzi, "futuro premio Nobel per l’economia, per il momento star delle sagre dell’anguilla". Dicono basta all'immobilisimo e invitano ministri e rappresentanti: "alzate la testa e fatevi sentire nelle sedi opportune".
FERRARA. Sulla crisi Carife siamo ormai alla “guerra” delle parole. Dopo quelle di Luigi Marattin, consulente economico del premier Renzi, intervistato ad un dibattitto promosso dal Circolo Centro del Pd che aveva sottolineato il numero eccessivo di dipendenti («900 non sono pochi, banche simili ne hanno la metà e ci sarebbe da chiedere perchè sono così tanti»), ecco la pronta replica delle rappresentanze sindacali di Nuova Carife (fabi, first/cisl, fisac/cgil ugl/credito, uilca) che chiedono conto a Marattin e alla politica ferrarese delle sue affermazioni: «Vogliamo sapere cosa pensa la paludosa politica ferrarese delle affermazioni dell’autodefinitosi “consigliere economico” del Governo su Carife», scrivono in una luna e articolata nota i sindacati.
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E lo irridono: «In fondo costui (futuro premio Nobel per l’economia; per il momento star delle sagre dell’anguilla) ha parlato dentro una festa del PD, e i suoi sodali di partito erano tutti presenti». E allora «I casi sono due: o sono d’accordo con lui, e allora abbiano almeno il fegato di dirlo. Ma se non sono d’accordo, i politici di Ferrara e i politici ferraresi a Bologna e a Roma, dall’alto dei loro incarichi sbattano i pugni, convochino un tavolo con la regione, pretendano soluzioni e spendano il loro peso sul governo per il loro territorio. Lo stanno facendo tutti, tranne loro. O forse qualcuno pensa davvero che la Cassa di Ferrara sia la pecora nera? Il problema è un altro: c’è chi si spende per il proprio territorio, e chi non lo fa, perché teme di indispettire il suo capo. Questa subalternità ha pochi eguali nella politica nazionale».
Quindi nel lungo intervento i sindacati riavvolgono il nastro della crisi Carife e rinnovano le fasi che hanno portato alla situazione attuale, di totale incertezza sul futuro.
«Ripetiamo brevemente i passaggi della vicenda Carife: aumento di capitale estate 2011 150 mln imposto dalla vigilanza (rafforzata in Cassa dal 2009) e quindi aumento di capitale ultimato. Dopo qualche mese, una poco limpida dinamica in Banca d’Italia porta al commissariamento di Carife maggio 2013, senza che sia successo nulla di economicamente rilevante a cambiare in peggio la situazione dei conti». Ma questo il dubbio che resta a tutti, sindacati compresi: «Nessuno ha ancora spiegato perché Carife è stata commissariata subito dopo aver rafforzato il capitale».
Poi rammentano la fase della possibile cessione: «Durante un infinito commissariamento, somministrato a dosi talmente massicce da uccidere un purosangue (prima, inevitabile contrazione dei volumi e fiducia dei clienti) saltano due ipotesi date per certe: prima Banca Popolare di Vicenza, poi Cassa di risparmio di Cento. L’ipotesi di BPVI è stata poi disconosciuta dalla Vigilanza stessa dopo “il caso Vicenza” reso pubblico dalla BCE».
Ecco le domande: «Come mai allora Banca d’Italia aprì la data-room (l’accesso ai dati ai fini dell’acquisizione) ben sapendo che Vicenza non era nelle condizioni di poter sostenere l’operazione?» Quindi citano «testualmente che “Negli ultimi anni, la banca ha posto all’attenzione della Vigilanza numerose ipotesi di acquisizione di altre banche, ma nessuna di esse ha avuto corso”.(da clicclare sul link dove si trova il documento ufficiale e anche un pdf, https://www.bancaditalia.it/media/approfondimenti/2015/chiarimenti-popolare-vc/index.html).
Poi la fase 2: «la certezza scritta nero su bianco e fatta votare in assemblea degli azionisti: innesto di patrimonio da parte del Fondo Interbancario di tutela dei depositi, warrant per gli azionisti. E siamo a luglio 2015».
A quell’epoca, già si era intervenuti sul personale: «Nel frattempo i dipendenti già dal 2013 si sottopongono a duri sacrifici per rilanciare la banca (venti giornate di solidarietà all’anno fino al 2018), e i primi 150 colleghi escono dalla banca con lo scivolo prepensionistico. Tra esodi incentivati e dimissioni, dall’inizio del Commissariamento ad oggi la Cassa ha 370 dipendenti in meno».
«Ma il 22 novembre - ricordano i sindacati - il Governo e la Banca d’Italia smentiscono se stessi: la Cassa viene “risolta”. Eppure, l’11 novembre 2015 il Consiglio del FITD (documento ufficiale) aveva deliberato la creazione dello schema volontario di intervento, poi utilizzato per Tercas e Cr Cesena. Per Ferrara invece niente, nonostante il 26 novembre sia stato approvato lo schema d’intervento volontario, perfettamente applicabile a Carife, visto che il commissariamento scadeva il 27 novembre».
Da qui, «per Ferrara arriva la svalutazione delle sofferenze a prezzi da liquidazione immediata (attivo) e il conseguente azzeramento delle obbligazioni subordinate (passivo). Risparmi allocati dieci anni prima, azzerati per decreto dalla sera alla mattina. A questo punto i volumi si contraggono ulteriormente».
Sempre più caustici, i sindacati chiedono di nuovo a Marattin: «Qualcuno spieghi al futuro premio Nobel che i volumi della clientela si riducono, da quel momento, per merito della formidabile misura di cui lui rivendica in qualche modo la paternità. Vorremmo sapere dal Governo come mai per Carife il bail-in è stato applicato in anticipo, mentre dal primo gennaio 2016, data di entrata in vigore dello stesso, nessuna banca commissariata o meno lo ha subito».
E ancora in crescendo, i sindacati: «Nessuno - ripetiamo, nessuno ha avuto il percorso beffardo ed insultante che è stato riservato alla Cassa in questi sei anni. Questo nel silenzio più fragoroso della filiera politico-istituzionale “ferrarese”, con l’ eccezione del Sindaco, peraltro inascoltato». E allora? Allora «smettiamola di far passare Ferrara (il Ducato Estense, come lo chiama per altri versi un silenziosissimo ministro ferrarese) per una terra figlia di nessuno. Un autorevole statista del passato disse “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione.” Alzate la testa e fatevi sentire nelle sedi opportune. Noi come sempre siamo a disposizione, purché si vada oltre l’ipocrita prudenza di questi anni. In ogni caso noi siamo in prima linea a fianco dei lavoratori e dei nostri clienti».
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