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«Carife? Non può comprarla lo Stato»

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Marattin: vendita coerente con i bisogni del territorio. Ma 900 dipendenti non sono pochi, banche simili ne hanno la metà

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Luigi Marattin, ferrarese, consulente economico di Palazzo Chigi, non riesce a dare rassicurazioni assolute sul futuro di Nuova Carife, ancora incerto a pochi giorni dalla scadenza per la vendita: «Il termine non è perentorio, vediamo cosa producono le dinamiche di mercato, queste banche non può certo ricomprarle lo Stato.

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Tutto quello che il governo poteva fare, sgravando la banca dai crediti deteriorati, l’ha fatto, la speranza e la fiducia è che si trovi un acquirente in coerenza con i bisogni del territorio. Intendiamoci, non significa che mangi alla sera qui, gli abbiamo già visti quelli e i risultati sono evidenti: va bene anche se parla un altro dialetto o un’altra lingua». Una risposta indiretta a perché la banca ferrarese sembra essere la più difficile da vendere del lotto, Marattin l’ha però data durante il dibattito in piazzetta Repubblica organizzato dal circolo Centro del Pd: «Carife ha 900 dipendenti, non sono pochi. Mi chiedo se gli scivoli pensionistici e gli ammortizzatori stiano funzionando, altre banche con attivi simili ne avevano circa la metà. Poi ci sarebbe da chiedersi perché sono così tanti, questi dipendenti».

A chiedere un impegno diretto del governo è il sindacato: ieri la Camera del lavoro, anticipando che la prassi di accontentarsi d’indiscrezioni di stampa «inizia a starci eccessivamente stretta», ha rilanciato la nota del segretario nazionale Fisac, Agostino Megale: «Il governo metta in sicurezza le 4 banche, no agli spezzatini. Tutte insieme o separatamente, vanno acquistate tutte. Questo vale in riferimento alle indiscrezioni di stampa su Carife così come varrebbe per Etruria e qualsiasi altra banca». È il caso di ricordare che fonti delle new bank danno per aperti tre tavoli di vendita su Carife (vendita in blocco, della sola banca ferrarese o l’intervento del Fitd), con l’ipotesi di “spezzatino” di asset e filiali come ultimo ed estremo scenario.

Marattin ha anche affrontato il problema dell’esclusione dai rimborsi automatici di chi ha comprato dopo le emissioni dei bond, quasi tutti da parenti o genitori: «S’intendeva escludere solo chi aveva acquistato dagli intermediari finanziari, spero non ci sia bisogno di arrivare al Tar per affermarlo». L’ex assessore al Bilancio della prima giunta Tagliani, che lo stava ascoltando, non si è risparmiato un affondo nei confronti proprio «a istituzioni, parlamentari, forze economiche del territorio: cosa avete fatto da quando il viceministro Morando disse che il governo era pronto a sedersi attorno ad un tavolo per studiare forme di compensazione a seguito di Carife? Mi sarò distratto, ma non ho visto arrivare progetti».

Marattin ha poi invitato energicamente Ferrara «a non stare fuori anche stavolta» dalla nuova frontiera dell’industria, il 4.0, «università e giovani imprenditori ci sono, di progetti vorrei vederne di più». Niente candidatura a sindaco, però, «Ferrara ha bisogno di una forte innovazione, anche nella classe dirigente, magari di riprendere il patto tra capitale, lavoro e pubblico degli anni ’80, su basi però diverse. Io guarderò e giudicherò».

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