«La ‘moral suasion’ non c’è più È una figuraccia incredibile»
«Hanno combinato un bel disastro: noi che eravamo davanti a tutti nella soluzione del problema, ci ritroviamo i meno appetibili, quelli che rischiano di restare senza compratore». Il tono stanco e...
«Hanno combinato un bel disastro: noi che eravamo davanti a tutti nella soluzione del problema, ci ritroviamo i meno appetibili, quelli che rischiano di restare senza compratore». Il tono stanco e sfiduciato di Riccardo Maiarelli racconta meglio di qualsiasi parola lo stato d’animo del presidente di Unindustria Ferrara e della Fondazione Carife, di fronte alla piega presa dalle trattative per la vendita della nuova banca. In assenza d’interlocutori («chi chiamo per farmi sentire?») e di titoli giuridici («al momento siamo solo gli ex azionisti della vecchia banca in causa con lei»), Maiarelli si limita a qualche amara considerazione: «Il governatore Visco da tempo non si vede in giro, la verità è che la moral suasion di Bankitalia non esiste più e Marco Morelli, di Mps, è andato alla Bce per farsi accreditare. Di qui le difficoltà a vendere le quattro banche. Perché ci sono in particolare per Carife? Non lo so, bisognerebbe conoscere i conti di questi sei mesi, i rapporti impieghi/dipendenti. Di sicuro non si capisce come i nuovi manager pensassero di rilanciare la banca, senza coinvolgere la città e il territorio».
Il presidente della Fondazione vede come fumo negli occhi l’ipotesi spezzatino, «anche perché non si capisce quali e quanti sportelli sarebbero davvero appetibili di Nuova Carife, con le principali banche che tagliano e chiudono i loro. Potranno certo interessare le partecipazioni in Cedacri, Bankitalia e Cassa depositi e prestiti, non so gli immobili, e il resto finirebbe in liquidazione. È un’ipotesi nemmeno commentabile. Il Fondo interbancario? Se torniamo lì avremo perso un anno massacrando risparmiatori e azionisti. In ogni caso, per la politica è una figuraccia incredibile».
La Fondazione è ovviamente concentrata sul 4 ottobre, quando il Tar del Lazio dovrebbe pronunciarsi sul ricorso contro la risoluzione. In caso dovessero dare ragione agli ex azionisti, i giudici amministrativi dovrebbero poi formulare anche un’ipotesi d’indennizzo per i ricorrenti (oltre alla Fondazione ci sono dei piccoli azionisti), che per Palazzo Crema si concretizzerebbe in una cifra a sette zeri.
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