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Ferrara al top per i tumori, scrive una pediatra

Una campagna per la prevenzione dei tumori
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Una campagna per la prevenzione dei tumori

Fumo di tabacco, carne rossa, zuccheri ma anche inquinamento: "Si fa poco per ridurre i fattori di rischio"

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FERRARA. L'intervento di Stefano Ferretti, curatore del Registro Tumori di Ferrara, sui recordi di persistenza di tumori nelle popolazione ferrarese, fa discutere. Pubblichiamo al proposito una lettera Monica Malventano, pediatra a Voghiera.

"Nessuno può più negare che il principale fattore di rischio per il carcinoma del polmone è l'esposizione al fumo di tabacco. Quindi è importante trovare mezzi sempre più efficaci per ridurre questa abitudine soprattutto nelle fasce di età più giovane, dove invece tende a crescere. Ma cosa ci dobbiamo aspettare da un governo che festeggia l'apertura del nuovo stabilimento a Bologna della Philips Morris, multinazionale del tabacco? Certamente 300 posti di lavoro in più, in un momento di grave crisi economica, sono un risultato importante. Ma chiediamoci come siamo arrivati a questo punto, in un Paese come l'Italia che sino a pochi anni fa, vantava primati sia in campo manifatturiero sia in quello agroalimentare.

Anche le errate abitudini alimentari, consumo di carne rossa e zucchero raffinato, sono un altro riconosciuto fattore di rischio per numerose patologie neoplastiche e per altre malattie croniche invalidanti (malattie cardiovascolari e diabete). Purtroppo è di questi giorni la notizia che la lobby dello zucchero per molti anni, attraverso finanziamenti economici non trasparenti a ricercatori universitari, ha ritardato la diffusione dei dati sugli effetti negativi di una dieta ricca di zuccheri.


Ma come ci si può difendere dalle grandi multinazionali alimentari e del tabacco? E' dimostrato che la diffusione di materiale informativo alla popolazione sugli stili di vita più salutari, anche se con metodi comunicativi migliori di quello usati ultimamente dal ministero della salute, non induce significativi cambiamenti, anzi peggiora le disuguaglianze già presenti, perché raggiunge solo le classi sociali più istruite ed economicamente più agiate. La maggior parte della popolazione per cambiare necessita interventi sulle condizioni socio-economiche e ambientali.
Focalizzarsi solo sulla responsabilità individuale dei singoli cittadini fornisce un’efficace copertura alle industrie del tabacco, alimentari, di bevande zuccherate e alcolici e rappresenta un alibi per i nostri governanti e amministratori perché alla fine 'le malattie sono causate dalle libere scelte dei singoli individui'.

Ma di fronte ai dati presenti sul Registro tumori, il Sindaco responsabile della condizione di salute della popolazione del territorio che amministra, ha il dovere di attivare e implementare iniziative e strategie efficaci nella promozione della salute e di adottare provvedimenti se questa è minacciata. Molto si può fare a livello locale e lo dimostrano le numerose iniziative in molti comuni sia grandi come Milano (frutta servita ai bambini al posto delle merendine) che piccoli come Voghiera (Progetto “coltiviamo la salute a scuola”), e che cercano di coinvolgere attivamente le famiglie di tutti i bambini. Purtroppo spesso manca la piena consapevolezza degli effetti negativi di alcune abitudini ed è per questo che gli amministratori devono anche avere il coraggio di prendere decisioni impopolari.

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Però, anche riconoscendo come fattori di rischio principali di molte patologie tumorali e non il fumo e altre scorrette abitudini, le istituzioni sanitarie e politiche non possono negare che le conseguenze dell’inquinamento atmosferico sono frequenti e gravi. In particolari condizioni come l’età pediatrica e quella geriatrica, in presenza di patologie croniche e in gravidanza è stato ampiamente dimostrato che i limiti degli inquinanti imposti dalla legge sono completamente inadeguati, perché spesso sono frutto di compromessi tra le necessità produttive (industrie chimiche e metallurgiche, centrali energetiche e inceneritori) e quelle della tutela della salute umana.  Purtroppo anche l'ultimo Rapporto dell’Associazione Italiana dei registri tumori (Airtum) sull’incidenza e sopravvivenza dei tumori in età pediatrica e adolescenziale in Italia indica tassi nazionali di incidenza elevati nel panorama internazionale; mostrano inoltre che l’incremento statisticamente significativo dell’incidenza registrato fino alla fine degli Anni '90 si è arrestato, ad eccezione purtroppo dei tumori negli adolescenti (15-19 anni) dove si osserva un aumento significativo per tutte le neoplasie maligne (+2,0%) anche sino al 2008.


Senza creare allarmasmi ma affrontando seriamente i dati , come operatori sanitari abbiamo la responsabilità di sollecitare le autorità a intervenire nella prevenzione primaria anche in assenza di una dimostrazione assoluta della cancerogenicità di determinati fattori inquinanti, ricordando che in primo luogo va considerato il 'principio di precauzione'. Il cancro è una patologia multifattoriale e probabilmente la ricerca epidemiologica non riuscirà mai a  produrre dati 'certi' sull’effettivo rischio creato da ciascun fattore. Ma molti fattori di rischio 'sospettati' nella insorgenza delle neoplasie sono anche coinvolti nell’origine di molteplici problemi di salute che dall’età pediatrica si proiettano nell’età adulta.


Dunque è assolutamente necessario rafforzare le pratiche di prevenzione primaria e di sostenibilità ambientale, raggiungibili attraverso una progressiva riduzione dell’utilizzo dei  combustibili fossili a vantaggio delle fonti rinnovabili, la promozione della mobilità sostenibile (trasporto pubblico, uso biciclette, auto elettriche), la riduzione del riscaldamento domestico a legna, la promozione di pratiche agro-zootecniche più sostenibili, l'utilizzo virtuoso dei rifiuti (da concepire come materia da reimmettere nei cicli produttivi piuttosto che da incenerire).
E' arrivato il momento che l’opinione pubblica e le autorità sanitarie si convincano della necessità di approntare  misure maggiormente protettive nei confronti della salute dei nostri bambini perché altrimenti 'le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che noi stiamo loro facendo' (L.Tomatis)".

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