«Uccisa con un martello, venduta alla banda»
La giovane lavorava a Ferrara e venne picchiata a morte perchè voleva uscire dal giro
Vi ricordate l’omicidio di Paula Burci, una giovane rumena costretta a prostituirsi a Ferrara e uccisa perchè voleva uscire dal giro? Da tempo è in corso a Rovigo un processo parallelo a quello celebrato a Ferrara (e annullato per un vizio di procedura) e ieri il processo ha visto comparire la supertestimone, sentita dalla Romania in videoconferenza: la donna ha puntato il dito contro uno dei due imputati della brutale esecuzione, Sergio Benazzo, 41 anni, idraulico polesano. «E' lui, è' lui, è Sergio che l'ha uccisa col martello», ha ribadito la supertestimone che raccolse le confidenze in cella di Gianina Pistroescu, coetanea romena, imputata anche lei per omicidio. I due sono accusati di uno degli omicidi più efferati mai visti a Ferrara: eseguito - secondo questa ricostruzione - assieme a persone mai identificate e in una data prossima al giorno di San Valentino del 2008. Paula Burci, 19 anni, romena che si prostituiva a Ferrara ma viveva in Polesine, venne massacrata di botte. Un gruppo di persone, maschi adulti, si accanì a martellate, calci, pugni, martellate e forconate su una ragazzina che pesava meno di 50 chilogrammi. Poi, dopo il massacro, il corpo venne dato alle fiamme. Fu ritrovato nel marzo del 2008 sull'argine del Po a Ro di Zocca. I due imputati erano già stati condannati, prima dalla Corte di Assise di Ferrara, poi dalla Corte di Assise di Appello di Bologna, all'ergastolo. Poi, però, la Cassazione aveva riconosciuto la competenza di Rovigo, annullando le due sentenze. Ieri l’audizione della supertestimone del processo, la connazionale romena della Pistroescu che, in carcere con lei in Italia, avrebbe raccolto dall’imputata quella sarebbe una piena confessione dell'omicidio. La videoconferenza si è tenuta nell'aula bunker del Tribunale di Padova. L'importanza della testimone deriva dal fatto che - secondo l'accusa - passò un certo lasso di tempo in carcere con la Pistroescu. E qui avrebbe raccolto dall'imputata, se non una confessione comunque un resoconto di come sarebbero andati i fatti. Un racconto ripetuto nel corso dell'audizione, con contraddizioni e modifiche evidenziate dalle difese di Benazzo e Pistroescu. La testimone avrebbe indicato in Benazzo l'autore dell'omicidio, parlando per la prima volta di un martello come arma usata per l'omicidio. Ha detto che la giovane venne ceduta a una banda di marocchini, per pagare un debito di droga che Benazzo e i suoi precedenti sfruttatori avevano coi marocchini. Poi la Burci scappò, tornando da Benazzo, dove sarebbe stata picchiata brutalmente.
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