«Carife, nessuno resti indietro» Ma il vertice Pd sta con Marattin
I segretari Calvano e Vitellio: caduta di stile dei sindacati nell’attacco al consigliere di Palazzo Chigi «Tocca a Nicastro e Capitanio dare un futuro alla banca». Bratti: tutelare correntisti e dipendenti
Si arroventa anche il clima politico attorno alle sorti di Carife. Il Pd ieri ha difeso Luigi Marattin dagli attacchi dei sindacati dopo l’esternazione del consigliere economico di Palazzo Chigi sulle difficoltà della vendita della banca («900 dipendenti non sono pochi, banche simili ne avevano circa la metà»), ma prende anche le distanze da “esuberi preventivi”. «La nostra linea è non lasciare indietro nessuno» scrivono in una nota congiunta il segretario regionale, Paolo Calvano, e quello provinciale, Luigi Vitellio. Il compito di trovare una soluzione, chiariscono però i due, è anzitutto di Roberto Nicastro e Giovanni Capitanio. E questa linea viene ribadita in sostanza dal deputato Alessandro Bratti, che però si limita a difendere il Pd e non Marattin dagli attacchi dei sindacati.
La nota a firma dei due segretari parte da una forte bacchettata alle cinque sigle sindacali aziendali (Fabi, First/Cisl, Fisac/Cgil, Ugl/credito, Uilca) che avevano tra l’altro irriso Marattin e chiesto ai politici locali di «sbattere i pugni» sul tavolo di Roma chiedendo una soluzione per Carife: «Le modalità di risposta a Luigi Marattin e i commenti sul Pd rappresentano una caduta di stile priva di utilità per i lavoratori e che non appartiene alla storia di quelle sigle sindacali. Ammettiamo che per favorire una trattativa non semplice ci saremmo aspettati un sindacato unito per aprire le porte ai nuovi possibili acquirenti mettendosi in gioco per primo, considerando oltretutto gli sforzi già fatti dai dipendenti, e chiedendo anche alla politica di fare di tutto per non lasciare indietro nessuno». No quindi ad «un esercizio muscolare privo di qualsiasi utilità per i lavoratori della banca».
Calvano e Vitellio spiegano cosa significhi per loro «non lasciare indietro nessuno. Prima di tutto non lasciare indietro una delle imprese più grandi del territorio e tutti i suoi dipendenti. Una banca - e qui entrano nel merito delle colpe - che ha avuto molto da Ferrara, raccogliendone i risparmi, ma che ha anche dato molto, almeno fino a quando non ha iniziato a coltivare l’illusione di poter diventare una grande banca, spingendosi in un mercato che non ha saputo affrontare. Ci è finita perché ha fatto male i conti e sbagliato gli investimenti: i livelli di responsabilità saranno altri a definirli, ma certamente una parte di quelle scelte e di quegli investimenti - di cui non hanno la benché minima responsabilità la stragrande maggioranza dei dipendenti - hanno inciso e non poco sul destino di Carife». Dopo un passaggio sui bondisti, «siamo tutti impegnati ad allargare il più possibile la platea degli obbligazionisti a cui sarà garantito ristoro», i due segretari chiamano in causa i protagonisti della vendita: «Nicastro e Capitanio hanno scritto che si sono aperte nuove possibilità. Non abbiamo motivo di dubitarne e sappiamo che tutti stanno lavorando in tale direzione, ma certamente ci preme dire loro che, dopo aver ricevuto dalle inevitabili decisioni del governo una banca pulita dalle sofferenze, ora hanno la responsabilità di darle un futuro. Ce l’hanno loro per primi. Speriamo che il sindacato sia in grado di far sentire la sua voce nei loro confronti». Il Pd, concludono, lo ha fatto in tutte le sedi «a partire dal governo».
Bratti, ieri a Bruxelles, ricorda una sua interpellanza, «tra l’altro devo ancora attendere una risposta», e chiarisce di essere focalizzato sulla salvezza della banca: «Nicastro e Capitanio devono trovare una soluzione, l’impegno che era stato preso era di salvaguardare i correntisti e i dipendenti e tale impegno va mantenuto. Vanno al più presto dissolte le preoccupazioni riscontrate negli ambienti sindacali, al di là di una lettera dai toni sbagliati, nella quale si accusa il Pd di non essersi speso per Carife». Il deputato conclude con un’amara considerazione, «avevano detto che la nuova banca era appetibile, ora invece sembra di assistere ad un depauperamento che aumenta man mano che il tempo passa».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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