LE DUE ANIME PD COSÌ VICINE COSÌ LONTANE
di GIAN PIETRO ZERBINI Ci risiamo. Le tribolate vicende della Carife tornano a scuotere il Pd nelle fondamenta. È innegabile che il decreto “salvabanche”, adottato dal governo in fretta e furia in...
di GIAN PIETRO ZERBINI
Ci risiamo. Le tribolate vicende della Carife tornano a scuotere il Pd nelle fondamenta. È innegabile che il decreto “salvabanche”, adottato dal governo in fretta e furia in una uggiosa domenica di autunno dello scorso anno, almeno qui a Ferrara ha creato molti più danni e grattacapi al partito democratico di ogni altro problema e scivolone, immigrati e zona Gad compresi.
Semplicemente il Pd è rimasto con il cerino in mano sul dissesto della banca cittadina che ha la sua origine in una cattiva gestione prodotta dalla varie componenti economiche cittadine, quei poteri forti che hanno sempre governato la Carife fino al commissariamento nel 2013. Il partito del premier sta scontando però il peccato originale di questo “salvabanche”, pieno di contraddizioni, che all’occhio non solo di azionisti e bondisti è sembrato inaccettabile e iniquo, cancellando in una notte i risparmi di migliaia di famiglie. Un provvedimento si era detto allora necessario per salvare correntisti e dipendenti. Orbene, nonostante la pulizia dei crediti deteriorati sulle pelle dei risparmiatori, l’agonia della banca è continuata in questi mesi carichi di tensioni, proteste, scambi d’accuse e anche adesso, arrivati in zona Cesarini per la cessione, il futuro appare incerto e gravano pesanti incognite sul futuro dei lavoratori. Un’uscita tranciante domenica scorsa di Luigi Marattin, consigliere economico di Renzi, sul numero ‘consistente’ dei dipendenti della Carife ha scatenato una nuova bufera in casa Pd. Marattin è stato attaccato dai sindacati, da alcuni clienti della Carife rimasti azzerati e - a sorpresa, ma fino un certo punto - dal vicesindaco Maisto del suo stesso partito.
E ancora una volta si sono toccate con mano le due anime del Pd in questa storia, nonostante il tentativo di compattare la situazione di Calvano e Vitellio, rispettivamente segretario regionale e provinciale del partito.
Non un Pd di lotta e di governo come si diceva una volta, ma sembra di cogliere un Pd che funziona a distanza.
Mi spiego. In questi mesi il sindaco Tagliani, spalleggiato proprio dal suo vice Maisto, ha fatto intendere più di ogni altro nel suo partito che il “salvabanche” è stato qualcosa di devastante per i ferraresi, non nascondendo le colpe oggettive del governo e di Bankitalia sulla gestione della crisi Carife. Sono loro che qui a Ferrara sentano soprattutto gli umori, la rabbia di pancia della gente, che potrebbe trasformarsi in un’emorragia di consensi, con gli avversari politici che cavalcano alla grande questa situazione.
Il Pd ferrarese che lavora fuori città, soprattutto a Roma, sembra invece non cogliere in pieno questo disagio.
Se ci mettiamo poi anche qualche ruggine pregressa, ecco spiegate certe risse sui social tra ex moschettieri: il Marattin renziano e il vicesindaco Maisto più di sinistra, tutt’altro che in punta di fioretto. Più che la bagarre per il Sì e il No al prossimo referendum, il caso Carife segna nuovamente una divisione tra il Pd, amplificata dai social. Tanto che il pompiere Vitellio ieri sul suo profilo ha scritto: ve lo buco quel Facebook! Ironica conferma: così vicini, così lontani.
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