Onda inquinante devasta il Lorgana
Nel canale sono morti pesci per un peso di svariati quintali. Consorzio al lavoro per rimuovere le carcasse. Indaga l’Arpa
ARGENTA. Una catastrofe per l’ambiente. È quella che si è consumata in questi giorni nel canale Lorgana, ad Argenta. Un centinaio di pesci, per un peso complessivo di svariati quintali, è morto e galleggiando è arrivato nelle griglie dell'impianto Saiarino del Consorzio della Bonifica Renana, ad Argenta.
Da venerdì, i tecnici del Consorzio attraverso l'impianto sgrigliatore, che viene utilizzato per rimuovere rami, tronchi e altro materiale che potrebbe finire nelle idrovore, stanno prelevando i pesci: un centinaio fra carpe, siluri, amur, perca e temoli russi.
«Una vera mazzata sull'ecosistema e qualcuno dovrà dare spiegazioni», commentava lunedì sera un cittadino sul gruppo "Sei di Argenta se" di Fb. Mentre Marco Falciano. coordinatore guardie ittiche Unione Pescatori Estensi, evidenzia come i cittadini lamentino «la situazione igienico sanitaria precaria e il grave danno ambientale causato da un probabile sversamento di inquinanti, la cui fonte resta ancora incerta, ma sicuramente derivante dall'attività dell'uomo». La moria ha interessato esemplari «di diverse specie e dimensioni, a testimonianza del fatto che il fenomeno inquinante è stato immediato ed aggressivo. Ci limitiamo a ipotizzare che, come purtroppo soventemente accade nei nostri territori, qualcuno - continua Falciano - abbia approfittato delle piogge di un paio di settimane fa, avvenute in coincidenza del fine settimana e quindi in pressoché totale assenza di controlli, per liberare i serbatoi dei prodotti chimici utilizzati in agricoltura o per disfarsi dei liquami derivanti dall'attività di allevamento. Tali sversamenti provocano il repentino calo dell'ossigeno presente in acqua, e lo stato di anossia conduce la fauna ittica dalla sofferenza alla morte in breve tempo. In territori fortemente antropizzati come quelli della provincia di Ferrara le acque continuano ad essere minacciate e soggette a questi fenomeni d'inquinamento, che continuano a verificarsi periodicamente e che raramente portano all'individuazione di un colpevole e al risarcimento del danno ambientale causato». Un disastro - sul quale sono stati informati anche i carabinieri dei Noe - ancora da calcolare che ha compromesso questo canale, «famosissimo tra i pescatori ricreativi e agonisti, e che da sempre ha ospitato gare e raduni sociali di diverse discipline. Un corso d'acqua già minacciato dal bracconaggio, che pareva stesse iniziando a riprendersi proprio in questi ultimi tempi, è stato nuovamente compromesso da questo gesto sciagurato». L'ondata di sostanze inquinanti, è già transitata oltre l'impianto Saiarino, quindi è già finita nel fiume Reno. Ciò sarebbe dovuto dal fatto che il Consorzio di Bonifica ha attuato da subito le normali procedure con precise manovre idrauliche provvedendo anche alla rimozione e allo smaltimento del pesce morto. E da ieri pomeriggio un'azienda predisposta per questo genere di interventi, avrebbe caricato legna e pesci morti per poi portarli all'inceneritore per lo smaltimento. (g.c.)
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