Toselli in movimento. «Incontro la gente dieci volte al giorno»
Bilancio delle prime mosse: «C’era un tessuto da ricostruire». E sulla viabilità: strettoie e rotonde per strade più sicure
Da un Comune all’altro, come un moderno e impavido Tarzan in giacca e cravatta che sembra viaggiare sulle liane della politica con la leggerezza e l’agilità dello splendido eroe della giungla. Gli elettori finora gli hanno dato ragione. E fiducia. Dal municipio di Sant’Agostino a quello di Cento, sempre da sindaco. Fabrizio Toselli, 42 anni, è primo cittadino di Cento dal 19 giugno scorso. Era il favorito. Dopo essersi tolto di torno il sindaco uscente (Piero Lodi) talmente sganciato dalla città da non arrivare neppure al ballottaggio, per Toselli è stato quasi un gioco da ragazzi ammiccare alla Cento che conta. Così per lui, da quel 19 giugno, sono iniziati i giorni del fare. I più difficili. Per la verità poche giacche e poche cravatte perché il numero 1 del municipio più importante della provincia (dopo Ferrara) preferisce andare in giro in camicia (solo l’azzurro è d’ordinanza) e jeans (un po’ sbiaditi). Gira tantissimo, incontra persone, si ferma a salutare tutti («Lo confermo, è uno dei miei tratti distintivi. Mi viene d’istinto»), stringe mani e sorride (che per un sindaco è sempre una buona aspirina) e mostra il suo volto, quello di un ragazzo diventato grande credendo nella politica e, ci dice, «nelle cose belle che la politica può fare, tipo risolvere i problemi dei cittadini». Con quelle sue mani mezze in tasca e con i pollici appoggiati alla cintura dei pantaloni, e l’aria quasi anonima, indovina i tratti migliori per farsi voler bene. Toselli fin dai primi giorni ha dato di sè l’impressione di grande dinamismo. La conferma migliore viene dal diretto interessato: «Ho fatto due conti - ci confida, mentre ci risponde al telefono tra una riunione e l’altra, tra un incontro con gli agricoltori e l’appuntamento con un cittadino che gli chiede un consiglio - , ho fatto due conti, dicevo. Sa quanti incontri faccio ogni giorno? Dieci. Sono tanti sa!». In un mese diventano 200 riunioni. «Non mi pesa, è il mio lavoro - spiega lui - , cerco di arrivare dappertutto, ho capito subito che la prima cosa di cui questa città aveva bisogno era proprio ritrovare e ricreare un rapporto tra Palazzo e cittadini. E chi deve farlo se non il sindaco?». D’altronde Toselli è uomo con i piedi ben piantati per terra e sa bene che non c’è sapone che lasci più profumati dell’onestà. Finora è stato il suo credo politico. Così come darsi delle arie non fa parte del suo bagaglio: «Mettiamola così - continua il sindaco di Cento - , ho pochi pregi, ma tra questi sicuramente c’è quello di essere una persona alla mano. È normale: incontri un cittadino, ti fermi, scambi un saluto, se ha bisogno lo ascolti. A me pare la cosa più normale del mondo». C’è anche da dire che con le sole parole non si impastano le frittelle. E allora al sindaco chiediamo: in questi primi 100 giorni da primo cittadino di Cento, di cosa ha voluto, prima di tutto, occuparsi? «Ho notato e ho voluto, assieme alla mia giunta, mettere mano al centro storico e porre le basi per renderlo migliore, più bello ma anche più funzionale. E poi una cosa importante è stato la spostamento del mercato contadino in piazza Guercino». Gli agricoltori e la loro nobile, e secolare arte nel salotto della città. Visto che la piega è presa, ne approfittiamo. E poi? «Ci sono due eterni problemi che spero di risolvere, prima o poi, in qualche modo: la viabilità e l’iter della Cispadana». Via Riga (Bevilacqua, Renazzo, XII Morelli, e non solo) ha inghiottito tante vite: «Troppe. Cosa faremo? Io qualcosa in mente ce l’avrei - ammette - : meno repressione, meno velox e più organizzazione. In via Riga e via Bondenese servirà una fase sperimentale. Stiamo pensando a strettoie stradali e rotonde, che sono elementi naturali che costringono chi guida a rallentare. Li metteremo a breve». Lei, invece, non vuole rallentare: «No, no, io cerco di andare forte per raggiungere le richieste dei miei cittadini».
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