«Sentirò Massimo per capire le sbagliate ragioni del No»
Lei che ha la sue origini a Galatina andrà a sentire quello che una volta si autodefiniva il deputato di Gallipoli? Il salentino Luigi Vitellio, attuale segretario provinciale del Pd, risponde...
Lei che ha la sue origini a Galatina andrà a sentire quello che una volta si autodefiniva il deputato di Gallipoli?
Il salentino Luigi Vitellio, attuale segretario provinciale del Pd, risponde affermativamente. Oggi sarà al Ridotto. «Andrò a sentire a D’Alema, anche se avrei un impegno, perché voglio capire come sia possibile giustificare un voto negativo su questo referendum istituzionale da parte di un dirigente del centro sinistra e del Pd».
D’Alema non è un caso isolato.
A parte pochi distinguo la riforma costituzionale è stata votata da tutto il Pd. Mi chiedo come debba sentirsi un cittadino normale davanti a una situazione paradossale, dove il partito che più ha voluto la riforma si presenta con più posizioni, anziché spiegare in modo lineare cosa cambierà con questa riforma attesa da anni. Capisco le posizioni personali, non quelle un dirigente politico. Posso capire la rabbia e il rancore di chi ha dato molto alla scena politica, ma questo rancore non può diventare un no».
Quindi per Vitellio dietro il No c’è dell’altro o ben altro.
Il tema è proprio questo. Una politica sana dovrebbe confrontarsi sulla riforma. Purtroppo il Sì e il No al referendum è diventato un Sì o un No a qualcosa d’altro, tant’è che del merito della riforma non discute più nessuno. E questo è l’errore più grave che la politica può fare. Sono andato al dibattito del Comitato del No, quello promosso da Balboni, e praticamente nessuno di quelli che voteranno no è entrato nel merito della legge.
Provi a farlo lei, usando il massimo della sintesi.
Superamento del bicameralismo perfetto e riduzione dei costi della politica sono due temi tutti i partiti mettono da anni nei loro programmi. Stavolta ci siamo, il Senato non è più un doppione della Camera, si passa da 315 a 100 senatori non retribuiti, viene abolito il Cnel, si stabilisce che i consiglieri regionali non possono prendere più del sindaco del capoluogo regionale.
Il cambiamento o superamento dell’Italicum può essere il terreno su cui le minoranze interne del Pd, oggi orientate per il No, possono convertirsi al Si?
La legge elettorale non c’entra nulla col referendum, sono due cose distinte e non è vero che insieme regalano uno strapotere al premier. Con la mozione approvata alla Camera è stato creato il presupposto per cambiare l’Italicum e da segretario del Pd ferrarese dico che va bene cambiarlo. Ma la sera delle elezioni si deve conoscere chi ha vinto e chi governerà, perché quello della governabilità è un tema importante e irrinunciabile.(m.p.)
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