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Carife all’ultimo tuffo Vendita a quattro o singolo pretendente

Carife all’ultimo tuffo Vendita a quattro o singolo pretendente

Per scongiurare la liquidazione resta in campo pure il Fitd Da decidere la sorte dei crediti di Commercio e Finanza

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Si saprà qualcosa di preciso sulla sorte di Carife probabilmente solo questa sera, a mercati chiusi. Nell’operazione di cessione delle quattro good bank sono infatti coinvolte aziende quotate (Ubi ieri ha perso il 2,78% proprio per questo motivo) e quindi si vuole dare il tempo di “digerire” le informazioni. Oggi è peraltro il 30 settembre, cioè il giorno indicato come scadenza definitiva per concludere questa vicenda: «Il ministero dell’Economia e delle Finanze è in contatto con la Commissione europea per assicurare la proroga dei termini di cessione. La proroga - riferiscono fonti del dicastero riportati ieri sera dalle agenzie - consentirà di portare a termine i negoziati in corso». Roberto Nicastro ieri era appunto impegnato sul tavolo di Francoforte, dove la vigilanza Bce doveva analizzare i dossier della trattative, e risulta che vengano chiesti per l’ennesima volta dati anche di Nuova Carife. Questa circostanza avvalora l’ipotesi dell’esistenza di concrete trattative anche per corso Giovecca, che è rimasta esclusa dall’offerta in via di formalizzazione da parte di Ubi banca per Marche, Etruria e Chieti. La fotografia fatta circolare per canali ufficiosi riproduce un tavolo di trattative per tutte e quattro le banche, al quale sarebbe seduto il fondo Apollo, e un “tavolino” con un unico interlocutore, tenuto rigorosamente segreto, per la sola Carife, in caso appunto si faccia strada la proposta Ubi. Sullo sfondo, e per tutta la giornata di ieri alcune fonti hanno soffiato su questo scenario, forse strumentalmente, resta l’ipotesi spezzatino con liquidazione delle parti non vendibili, che però avrebbe un tale impatto a livello non solo territoriale da essere ritenuto solo un’extrema ratio. In questo caso l’alternativa sarebbe un salvataggio bis da parte del Fondo interbancario: per una banca che rappresenta solo il 12,5% del totale delle good bank, i veti dei colossi potrebbero cadere.

A margine, ma non troppo, c’è la vicenda di Commercio e Finanza, che in realtà può pesare sulle prospettive di vendita della banca. Com’è noto la fusione con la società di leasing, dopo ripensamenti e correzioni (l’ultimo del 12 settembre per togliere 4 immobili che erano... già stati venduti), è arrivata solo alla fine dell’estate, e ciò significa che in pancia a Nuova Carife ci sono ancora i crediti deteriorati napoletani, una parte consistente del totale di centinaia di milioni di euro. Si tratta, per intendersi, delle attività che Giovanni Zonin, presidente di Popvicenza all’epoca della trattativa per l’acquisto di Carife, definì «una palla al piede» per la banca, facendo intendere che la partita doveva essere risolta prima. Questi crediti deteriorati non sono finiti nella bad bank, come invece successo per tutti quelli delle altre tre banche e i precedenti della stessa Carife, e si attende ancora il regolamento di Bankitalia per definire le regole delle cessioni di credito nel mondo del leasing. Ultimo inciso: il 26 gennaio i crediti deteriorati di Carife sono stati ceduti alla Rev, cioè la bad bank; si tratta di 1.148 milioni di euro, «per un corrispettivo di cessione pari a euro 152 milioni». Significa, calcolatrice alla mano, un prezzo del 13,2%, molto inferiore a quello già considerato troppo basso dichiarato a suo tempo per il totale delle 4 banche.

Stefano Ciervo

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