«Il No, unica risposta a questo pasticcio»
Referendum, l’ex premier D’Alema attacca la riforma Renzi: frutto di uno scambio politico che esclude i cittadini
Il Ridotto del teatro Abbado si è rivelato troppo...ridotto per contenere tutti quelli che volevano ascoltare Massimo D’Alema e le ragioni per cui sostiene il “No” al referendum costituzionale del 4 dicembre. Nessun posto libero, per l’incontro organizzato ieri dal Comitato del centrosinistra per il no e Unità riformista, al punto che è stato necessario allestire anche la seconda sala con un maxischermo, con le pareti tappezzate da persone in piedi.
Lui, D’Alema, sorriso ironico e occhi pungenti, appare tutt’altro che rottamato mentre, affiancato al tavolo da Maurizio Chiarini del Comitato ferrarese per il No, risponde alle domande del giornalista dell’Huffington Post Alessandro De Angelis. Anzi, le prime parole sono di orgoglio per le proprie radici politiche. Perché se questo referendum «sta spaccando in due il Paese», per lui il dilemma - ammicca - è davvero di quelli difficili: «Da un lato l’Anpi e la Cgil, dall’altro Confindustria e Marchionne: davvero una scelta ardua». Poi depone l’ironia e affila le unghie: «Il primo giudizio negativo su questa riforma è per il metodo, perché le riforme costituzionali dovrebbero essere condivise. Questa invece vuole essere imposta da una ristretta maggioranza, per di più frutto di un premio che nasce da una legge dichiarata anticostituzionale».
La bocciatura è poi estesa ai contenuti: «Una riforma cattiva e dannosa, con un Bicameralismo confuso e pasticciato e un rinnovato centralismo che svuota di poteri le Regioni». Il risultato, continua, non è solo il concreto rischio di una paralisi governativa, ma una riduzione della sovranità popolare: «Il senso dell’intera operazione - incalza - è uno scambio politico. Il Governo toglie poteri alle Regioni e in cambio offre a una fetta del ceto politico regionale l’opportunità di fregiarsi del titolo di senatore, con annessa immunità parlamentare. Da tutto questo i cittadini sono esclusi. Lo spirito di questa riforma è “meno i cittadini votano, meglio è”».
Al contrario, prosegue D’Alema, «per l’Italia ci voleva un senato federale eletto dai cittadini, e non una Camera di serie B che non rappresenta il territorio e non ha i poteri tipici di un Senato federale, come il riparto delle risorse».
Legare la scelta tra Sì e No a un’eventuale riforma dell’Italicum, spiega, «è un dibattito teorico, perché in realtà nessuna forza politica intende cambiare la legge elettorale prima del referendum e perfino la Corte Costituzionale ha rinviato due udienze a dopo il 4 dicembre. Perché sarà fondamentale la decisione dei cittadini».
Lo sarà anche per Renzi. Se vince il No, dovrà dimettersi? «Non mi interessa, io non mi occupo di Renzi, ma di una campagna per evitare l’approvazione di una riforma dannosa e agire per una buona riforma. Le dimissioni di Renzi sono un problema suo. È lui che le ha annunciate in caso di sconfitta al referendum, ma non è mai stato coerente in vita sua».
Il processo di “rottamazione”, continua «era mirato a colpire le maggiori personalità politiche della sinistra. Io non rappresentavo solo il “vecchio”, ma sono servito anche a fargli giocare la carta dell’anticomunismo, una delle linfe vitali del renzismo. Non a caso Crozza ha detto che Berlusconi dovrebbe richiedere i diritti d’autore a Renzi». Ma il prezzo, prosegue, «lo abbiamo pagato alle elezioni. Dopo il 41% conquistato alle Europee, non abbiamo fatto altro che scendere. Il centrosinistra ha perso 3 milioni di voti, ha perso città importanti come Roma e Torino. E tutto questo senza mai aprire un confronto interno, come se non fosse successo nulla».
Da qui la necessità di una presa di posizione forte, di “dire una cosa di sinistra” come supplicava Nanni Moretti: «Il No non è solo l’unica risposta ragionevole a questo pasticcio, ma una scelta di campo dettata da quei principi fondamentali da cui non ho mai voluto distaccarmi». È richiamandosi a quei principi che l’ex premier ricorda alla platea il legame speciale che lo unisce a Ferrara: il padre partigiano rischiò di essere ucciso in piazza Castello, «e venne salvato da un giovane medico ferrarese, che pagò con la vita il suo atto di coraggio. Se oggi sono qui lo devo al sacrificio di quel medico ferrarese». Ma non è che D’Alema ha un po’ di nostalgia della politica? «In Parlamento non ci tornerei neanche dipinto - risponde ai giornalisti a margine dell’incontro - Se parliamo di impegno civile, passione e partecipazione, allora sì, sono dedito a questo». Ma non si azzardi, Renzi, a pensare che «io e Berlusconi vogliamo fare la Bicamerale. Sono sciocchezze: D’Alema perché non vuole, Berlusconi perché non può. Un capo del Governo potrebbe risparmiarsi queste battute di quart’ordine».
Alessandra Mura
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