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LA PROROGA

L’Europa concede più tempo a Carife

L’Europa concede più tempo a Carife

Al tavolo un soggetto non bancario, come il fondo Ares che aveva già offerto 150 milioni. E spunta anche un piano B

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FERRARA. La notizia di giornata sul dossier Nuova Cassa di Risparmio arriva da Bruxelles ed era quasi scontata, dopo i pre-annunci di venerdì. «La Commissione Ue può vedere buone ragioni per accettare una proroga» dei tempi di vendita delle 4 good bank, ha fatto sapere il portavoce della commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, sottolineando che Bruxelles «ha contatti stretti e costruttivi con le autorità italiane per quanto riguarda il prolungamento della scadenza dei termini di vendita delle quattro banche ponte». In soldoni, si tratta del tempo necessario a formalizzare l’offerta di Ubi banca per Marche, Etruria e Chieti, e approfondire quella di un pretendente singolo per la sola Carife. I due tavoli sono separati solo in apparenza, visto che in caso di mancata offerta Ubi, a Roberto Nicastro, presidente delle quattro banche, non resterebbe che riattivare il dossier Apollo per l’insieme degli asset offerti, mettendo quindi in secondo piano la singola offerta ferrarese. La banca bergamasca da giorni sta ormai trattando, anche se in maniera indiretta, con la Bce, per le condizioni dell’acquisto dei tre istituti: trattativa più complicata del previsto, tanto che l’annuncio è stato rinviato probabilmente alla prossima settimana.

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Solo dopo che Ubi avrà eventualmente scoperto le proprie carte, con l’obiettivo di concludere rapidamente l’affare, si andrà a fondo sul dossier Carife, che per forza di cose avrà tempi più dilatati, forse in termini di settimane se non di un paio di mesi. Pure il “mister X” seduto al tavolo ferrarese è in fase di confronto con la Bce, anche se dovrebbe trattarsi di un soggetto «non bancario». Un fondo internazionale, è presumibile, come l’anglosassone Ares Management, il colosso internazionale che nell’estate 2015 si fece avanti attraverso la Fondazione Carife per investire 150 milioni di euro, diventando cioè socio quasi paritario del Fondo interbancario al quale l’assemblea del 30 luglio aveva appena garantito l’opzione per il pieno controllo della banca. Questo fondo, per quanto emerso dopo il ricorso al Tar della Fondazione contro la risoluzione, si era detto interessato anche ad acquisire i crediti deteriorati di Commercio e Finanza. Si tratta della massa di attivi da poco trasferiti in pancia alla banca, attraverso la fusione con la società di leasing napoletana.

Se dovesse andare male la trattativa con il singolo acquirente, per Nuova Carife si aprirebbero le porte dell’intervento dello stesso Fondo interbancario, anche se fonti vicine alle good bank accreditano anche l’esistenza in un “piano B” per evitare il ricorso allo spezzatino con liquidazione. È chiaro, comunque, che il prolungarsi dell’incertezza, sia pure accompagnata dalle garanzie informali fatte circolate in questi giorni («una soluzione anti-spezzatino sarà trovata»), non ha contribuito a rasserenare il clima attorno e all’interno della banca, a partire da lavoratori e sindacati.

Stefano Ciervo

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