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Lotta al lavoro nero per salvare il tessile

Lotta al lavoro nero per salvare il tessile

Un convegno per parlare dell’evoluzione del comparto e del made in Italy L’irregolarità rischia di trasformare un problema da economico a sociale

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Dove l'Italia è sempre stata leader, è il settore del tessile - abbigliamento; qualità, creatività ed eleganza hanno contraddistinto la nostra produzione e di conseguenza la vendita di articoli garantiti da un marchio sicuro. Ma la crisi ha colpito anche questo aspetto dell'economia, rivelando problematiche complesse, non certamente recenti, a cui però si potrebbero opporre drastiche soluzioni, se ci fossero le risorse e soprattutto la volontà di attuarle. Il punto della situazione è stato fatto ieri mattina da un parterre di relatori di Filctem e Cgil Ferrara e da alcuni ospiti che hanno trovato nell'Istituto Alberghiero Vergani la cornice ideale per il convegno «Made in Italy ? La continua evoluzione del tessile - abbigliamento" proseguito per tutta la mattinata. Cristiano Zagatti segretario provinciale Cgil Ferrara, è entrato subito nel tema dell'incontro concentrandolo su tre parole chiave: legalità, etica e regole. Nel mondo del lavoro ed in particolare in quello del tessile e dell'abbigliamento il problema maggiore è senza dubbio quello del “lavoro nero” che sta minando l'economia. «Lavorare in nero - ha sottolineato - non è legale né etico e per questo ci vorrebbero delle regole severe per regolamentarlo». Argomenti ripresi poi da Marco Corazzari di Filctem Cgil Ferrara che ha aggiunto un aspetto fondamentale: «il lavoro non è scomparso, anzi, è solo sommerso». Le piccole aziende hanno subito un calo importante nella loro produzione per cui sono state costrette a chiudere, ma essendoci ugualmente una richiesta, si sono formati laboratori clandestini che basano la loro attività sul lavoro nero. «C'è da un lato una situazione di mercato con cui dobbiamo competere - ha proseguito Corazzari - e dall'altra il modo con cui farlo; quello di lavorare in nero è il più facile ed il più redditizio. Oggi ci poniamo seriamente il problema di come arrivare a risolvere questo increscioso stato delle cose ». Perché infatti le soluzioni ci sono e si riferiscono ad esempio all'introduzione di un valido sistema di controllo che ripristini la legalità magari attraverso una serie di leggi determinate accanto ad interventi ispettivi che le facciano rispettare; ma a causa della debolezza della politica, si è arrivati a non avere i mezzi economici per attivare una rete di personale che controlli le aziende così da continuare ad accettare il lavoro nero come una condizione normale. Il quadro solo apparentemente dimostra che la diffusione del problema coinvolge i lavoratori extracomunitari ed il video che è stato proiettato con le testimonianze di italiani e stranieri ne è stato la conferma. Se da un lato le donne sono costrette a rifiutare di accettare condizioni di lavoro impossibili, dall'altro i disperati che sono arrivati in Italia da situazioni drammatiche, si rendono disponibili a qualsiasi contratto pur di guadagnare qualche euro e questo crea un inevitabile scontro tra i lavoratori trasformando il problema da economico a sociale.

Margherita Goberti

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