Truffe agli anziani, arrestata la banda
Colpi in tutta Italia, tra le vittime dell’ “avvocato Molinari” e del “maresciallo Primo” anche una donna ferrarese di 78 anni
Truffavano persone anziane usando il sistema della “cauzione” da pagare per il rilascio di un parente fermato dopo un incidente stradale, e con questa tecnica avevano realizzato, o in alcuni casi solo tentato, 43 colpi in tutta italia, incassando in media, quando il raggiro riusciva, tra i 1.000 e i 1.200 euro. Il loro business è però stato smantellato ieri quando a Napoli i carabinieri di Bologna, supportati dai colleghi campani, hanno eseguito nei confronti di nove persone un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip bolognese Ines Rigoli per associazione a delinquere. In quattro sono finiti in carcere, altri quattro sono ai domiciliari, mentre il nono componente della banda si trova all'estero ed è ancora ricercato. Oltre a loro sono indagate 12 persone, coinvolte a vario titolo nelle truffe.
Tra le vittime accertate finora (ma il bilancio appare quantomai provvisorio) c’è anche una pensionata ferrarese di 78 anni, che il 6 febbraio scorso aveva ricevuto una telefonata dal sedicente avvocato “Molinari”, (o, nella variante, dal Maresciallo dei carabinieri “Primo) che le comunicava che la figlia era rimasta coinvolta in un incidente stradale e non aveva copertura sanitaria. Occorreva dunque pagare subito una cauzione di 3.500 euro, che sarebbe stata ritirata di lì a poco da un suo incaricato, per evitare che la figlia venisse arrestata. La signora aveva così consegnato 2000 euro in contanti e vari monili d’oro. Un canovaccio molto collaudato e a tratti diabolico: basti pensare che le vittime dopo essere state chiamate sull’utenza fissa dal finto avvocato, erano invitate a chiudere in fretta la telefonata e contattare la caserma dei carabinieri per avere conferma della situazione. La vittima a questo punto riponeva la cornetta, credendo di aver chiuso la telefonata. La comunicazione, invece, non si era mai interrotta perché i truffatori sfruttavano il fatto (sconosciuto ai più) che la linea fissa resta attiva per 60 secondi dopo che la cornetta è stata riposta nella base. La vittima quindi si illudeva di chiamare i carabinieri quando invece dall’altra parte del filo c’erano ancora i truffatori, uno dei quali rispondeva indicando il nome della stazione dei carabinieri locale.
La banda aveva la propria base operativa a Napoli e si divideva in due “batterie”. C'erano una cellula di telefonisti (normalmente tre persone), che dal capoluogo campano «individuavano le potenziali vittime consultando siti come paginebianche.it o inelenco.com, che forniscono numeri e indirizzi, per poi contattarle spacciandosi per avvocati e carabinieri», e una di “emissari” presenti sul territorio: di solito due persone scelte tra i componenti più giovani, incaricati di fare i sopralluoghi e di riscuotere le cauzioni. Le investigazioni, sono state svolte tramite pedinamenti e intercettazioni, queste ultime particolarmente difficoltose, dato che i truffatori cambiavano telefono e scheda sim praticamente a ogni colpo. Non a caso, affermano, nelle perquisizioni sono state trovate centinaia di sim, oltre a contanti e soldi falsi. L'organizzazione, svelano poi i carabinieri, era collegata al clan Contini di Napoli, a cui versava una tangente, indicata nelle conversazioni intercettate come “pesone” o “carosiello”. Dal momento che solo nove delle 43 truffe si sono svolte nel Bolognese e che la banda faceva base a Napoli, la procura ha deciso di rimettere gli atti al capoluogo campano, mentre gli altri filoni di indagine saranno portati avanti dalle procure delle altre città in cui si sono consumate le truffe: oltre a Ferrara, la banda aveva colpito in Emilia Romagna anche a Modena e Parma.
Si invita pertanto altre eventuali vittime dei fantomatici avvocato Molinari e Maresciallo Primo a contattare le forze dell’ordine. A finire in carcere sono stati Michele Esposito, Salvatore Esposito (setto Totoriello), Salvatore Esposito (detto Totore) e Giovanni Scudiero; altre quattro persone sono ai domiciliari e un’altra persona è ancora ricercata. Si stima che la banda delle truffe avesse racimolato un bottino di 200mila euro.
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