Chiusi dai divieti, i residenti in gabbia
Un altro pre-partita con la protesta di chi transita nella zona Stadio per il blocco non solo delle auto ma anche dei pedoni
«E lei? Dove deve andare?» È come un disco rotto che si ripete all'infinito. Sono le frasi di rito che i vigili urbani e gli stewart della Spal rivolgono a ciclisti e pedoni che intendono entrare nella zona off limits dello stadio. Anche ieri, giorno di partita interna della Spal nel campionato di serie B, sono scattate per la quarta volta le misure di sicurezza, volte ad evitare scontri tra tifoserie e problemi in prossimità dello stadio. Provvedimenti utili, ma che hanno nuovamente creato numerose proteste tra i residenti. Divieti di sosta per automezzi scattati dalle 7 del mattino, e poco dopo le 10.30 lo sbarramento e il divieto d’accesso per tutti, pedoni compresi, nelle due vie cardine dello stadio: via Cassoli e corso Piave. Unica eccezioni i residenti. Dalla parte di corso Isonzo l’accesso è concesso solo a chi deve rincasare in via Fiume, caso contrario, si fa il giro largo per Darsena, IV Novembre o Cavour.
«Ma così rischio di perdere il treno...», supplicava una ragazza che doveva andare in stazione». «Mi dispiace signorina - le ha risposto il vigile urbano - queste sono le disposizioni».
Non passa nessuno, non si fanno sconti, nè trattamenti di favore. Viene invitato a fare il giro dell’oca anche Gabriele Cantagallo, che ha giocato in serie A con la Spal negli anni Sessanta e che sposando una ferrarese si è trasferito definitivamente da anni in città.
«Purtroppo questi provvedimento sono uno scotto da pagare per essere nel calcio che conta - commenta l’ex numero 1 spallino - ma sono sacrifici comunque sopportabili».
Nel frattempo una signora transita vicino agli stewart e all’invito gentile di tornare indietro, la risposto è decisamente offensiva. «Vede - dice uno stewart - ci prendiamo anche dei nomi nel fare il nostro lavoro, capiamo i disagi, ma non capiamo gli insulti».
Subito dopo però vengono consolati da un’altra signora residente che gli elogia. «Devo ringraziarvi - dice - perché anche in occasione dell’ultima partita in casa contro il Verona avete evitato il parcheggio selvaggio davanti ai passi carrai. Bravi, continuate così».
Nel mentre arriva un podista con tanto di divisa sportiva che chiede di passare in corso Piave. Niente da fare. E allora sbotta e se ne va mormorando epiteti incomprensibili non si capisce bene contro chi.
Più avanti poi passa solo chi deve entrare allo stadio. È li c’è un nutrito cordone di sicurezza delle forze dell’ordine per impedire contatti tra tifoserie, tra via Cassoli e via Montegrappa. Con più ci si avvicina allo stadio, ci si rende conto dell’effetto quasi coprifuoco che c’è in strada. Dietro il vecchio curvino, ecco polizia e carabinieri pronti ad intervenire. Ci sono i dirigenti di Digos e Anticrimine della questura: Scroccarello e Barbato e il capitano dei carabinieri Gandolfi.
«Io - dichiara un residente di prossimità - quando ci sono le partite interne preferisco chiudermi in casa ed uscire quando tutta la confusione è terminata. Abito qui da più di quarant’anni, ormai ci ho fatto il callo ».
«Il quartiere sbarrato - ribadiva un altro residente - è una realtà con cui dobbiamo convivere mediamente una volta ogni due settimane. Diciamo che è questione di abitudini, presto tutto andrà meglio a regime. Non avendo il calendario di serie B sottomano, sarebbe utile, usare la cartellonistica per avvisare i residente con qualche giorno d’anticipo sui blocchi quando c’è la Spal».
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