La partita Carife va ai rigori
L'editoriale del direttore della Nuova Ferrara sulle sorti della banca cittadina
È l’attesa la cifra di Ferrara nel tormentato epilogo societario delle banche azzerate, giunto ai calci di rigore di una seconda, ultimativa proroga. Quattro banche, tornate ad essere classificate con lo schema “tre più uno” coniato da queste parti per marcare la differenza di una Carife che si stava salvando da sé, e con danni limitati, quando è stata malamente impacchettata con le agonizzanti compagne di sventura
. La specificità resta, la prospettiva si è rovesciata. Etruria, Marche e Chieti hanno oggi la certezza di un acquirente, Ubi, che ha rotto gli indugi ed è sotto esame a Francoforte; Ferrara resta in sospeso. Se la vendita delle tre andrà in porto, il pretendente di Carife spuntato negli ultimi giorni - una banca che vuole crescere in Emilia o forse un fondo di investimento di secondo piano – potrà concretizzare la propria offerta. In caso contrario, la mossa starà al fondo Apollo che avrà a disposizione il pacchetto completo.
Nessuna illusione che un fondo, qual esso sia, possa gestire direttamente la banca sul medio-lungo periodo. Un fondo muove capitali per farli fruttare rapidamente: compra, razionalizza, risana e rimette sul mercato nel giro di mesi, massimo un anno o due. Non ha un volto pubblico da preservare, può usare l’accetta senza troppi scrupoli. In terra estense pure con il viatico del consigliere economico del premier, il ferrarese Luigi Marattin, che ha indicato per Carife un pesante surplus di dipendenti, attirando le ire dei sindacati e di chi, anche nel Pd, si prepara ad una complicata azione per ridurre il tributo in termini di occupazione e si chiede come mai potrà essere credibile. Domanda a cui l’articolata difesa del partito provinciale e regionale sembra non aver dato risposta soddisfacente.
Lo spauracchio della liquidazione definitiva di Carife è comunque rintuzzato, con almeno due soluzioni alternative a cui il sistema bancario sta lavorando per fronteggiare l’eventualità che la vendita degli altri tre istituti vada in porto, e quella di Ferrara no. Sono jolly da usare all’ultimo rigore.
Aspettiamo. Buona domenica.
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