Delta, chiesto intervento di Regione e procura
Zagatti (Comitato Ospedale): servizi svuotati, presto via anche la maternità In cinque anni nella struttura di Lagosanto più che dimezzate le nascite
L’ingresso del servizio di Procreazione medicalmente assistita (Pma) nell’ospedale del Delta, a Lagosanto, potrebbe essere solo uno specchietto per le allodole. L’istituto di degenza del basso ferrarese sarebbe stato infatti progressivamente svuotato negli anni di servizi e funzioni importanti creando almeno una delle premesse indispensabili per procedere a nuovi tagli. Come la chiusura del punto nascita, non ancora deliberata e segnata sul calendario ma di fatto potenzialmente avviata mercoledì scorso con l’approvazione da parte della Conferenza socio-sanitaria territoriale del progetto Pma, che andrà a riempire il vuoto fisico lasciato dalla maternità quando sarà materialmente smantellata. A descrivere questo stato di cose con una lettera che tra i suoi destinatari ha anche la Commissione regionale Politiche per la salute e la procura ferrarese è il portavoce del Comitato di salvaguardia dell’ospedale del Delta, Nicola Zagatti. L’autore del documento mette in fila i numeri delle nascite avvenute sui lettini dell’ostetricia di Lagosanto nell’ultimo quinquennio per delineare una discesa vertiginosa: «579 parti nel 2010, 580 nel 2011, 519 (dato incompleto) nel 2012 e 361 del 2013 (dato in continuo calo)», scrive Zagatti, una tendenza che è stata affiancata dalla «chiusura (decisa nel 2013) del reparto di Pediatria».
Il trend discendente si è confermato nel 2016 visto che i dati (ufficiosi) indicano in meno di 200, ad oggi, i parti di quest’anno, meno della metà di quelli che si contavano nei primi anni del decennio in corso. Le motivazioni di questo andamento, secondo l’Asl, sono molteplici: dalla denatalità (fenomeno in corso in Italia, seppur con pause isolate, dagli anni ’90 e che non ha risparmiato negli ultimi lustri il basso ferrarese) alla riduzione dei flussi di immigrazione. Zagatti considera anomala questa curva e ricorda che al Delta avrebbe dovuto anche insediarsi in modo permanente l’emodinamica.
Il laboratorio avrebbe dovuto «servire una utenza di circa 100.000 unità sul territorio» e la Fondazione Carife assicurò, precisa il referente del comitato, «un sostanzioso contributo finanziario di 75mila euro». Il servizio funzionò per pochi anni, a cavallo della fine del decennio scorso. «Oggi - dice Zagatti - i pazienti devono spostarsi a Ferrara».
La linea prevalsa in provincia, a partire dal 2013, l’anno in cui fu avviata la riorganizzazione sanitaria tuttora in corso, è stata di concentrare le funzioni ospedaliere chiudendo i centri più piccoli, accorpare ambulatori e servizi sul territorio, sopprimere prestazioni negli ospedali periferici non supportate da una domanda adeguata, indispensabile per mantenere e far crescere le competenze professionali, o da un ventaglio di alte specializzazioni in grado di completare in loco un percorso diagnostico-terapeutico e assistenziale.
La chiusura del punto nascita di Lagosanto (già nel mirino del ministero e della Regione) sarebbe legata a doppio filo alla prima motivazione, la calcellazione dell’emodinamica alla seconda, secondo quanto nel tempo (anche ufficiosamente) è uscito dagli uffici territoriali e centrali dell’Asl. Zagatti ricorda che l’ex sindaca di Lagosanto, Paola Ricci (scomparsa nel 2013), dichiarò la sua preoccupazione «nel 2011 per l’accorpamento Pediatria-Maternità e la chiusura, che sperava temporanea, di Gastroenterologia». Gastroenterologia - sottolinea Zagatti - non ha mai più riaperto. L’avanzante “desertificazione” potrebbe produrre nuovi e ulteriori sviluppi con perdita di altri servizi e crescente indebolimento dell’ospedale, ipotizza l’esponente del comitato laghese che annuncia: «Quando la maternità sarà chiusa presenterò un esposto documentato in procura». (gi.ca.)
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