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Gli studenti dell'Ariosto e la riforma costituzionale

Ferrara, l'incontro con il professor Andrea Pugiotto presentato e descritto dai ragazzi della scuola

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FERRARA. Riguardo al tema della riforma costituzionale, tra le varie conferenze, ha riscosso grande partecipazione la relazione del professore di Diritto Costituzionale Andrea Pugiotto; infatti, il giorno 2 ottobre la facoltà di Economia di Ferrara era gremita di cittadini interessati al tema, tanto che gli organizzatori hanno dovuto adibire sale aggiuntive in cui trasmettere in streaming video l’intervento  del relatore.

L’impostazione del professore è stata caratterizzata da un filo logico, quasi scientifico, che ha imposto sin dall’inizio una condizione: non è possibile nascondere i difetti della revisione costituzionale, ma non li si deve nemmeno strumentalizzare. Le problematiche da cui scaturisce il bisogno di una riforma costituzionale sono frutto di una analisi corretta: la sovrapposizione delle funzioni delle due camere, il conflitto fra governo centrale e governo regionale, l’ingovernabilità e il rischio di paralisi dell’apparato legislativo. È importante però ragionare sulla “cura” proposta dalla riforma.

Gli argomenti messi in discussione sono il merito e il metodo con cui è stato fatto approvare il testo di revisione costituzionale; infatti, le soluzioni proposte dal governo sono apparentemente fondate sulla semplificazione, ma potrebbero dare vita a nuovi problemi ed ulteriori complicazioni. Ne è esempio la riforma del titolo V, che integra nel processo legislativo le autonomie locali tentando di risolvere il conflitto tra stato e regioni, ma che comprende al suo interno una clausola di salvaguardia che garantisce al governo centrale la possibilità di richiamare a sé le leggi di materia regionale. Inoltre il combinato disposto tra revisione costituzionale e Italicum induce a sospettare che vengano consegnate molte funzioni di contrappeso ad una coalizione di governo che si avvalga di un premio di maggioranza sproporzionato.

Il metodo usato dall’esecutivo è contestabile sotto più punti di vista: oltre al fatto che in linea teorica le riforme costituzionali dovrebbero essere materia parlamentare, la personalizzazione del referendum ha catalizzato pericolosamente i consensi, trasformando il quesito in un voto personale per il premier e offuscando il dibattito. Ma, in ultima istanza, ciò che il professor Pugiotto richiama all’attenzione del pubblico è la divisione che questa riforma sta generando; una revisione costituzionale duratura dovrebbe essere condivisa dalla maggior parte delle forze politiche, invece che essere promossa da un esecutivo incurante del clima di dissenso popolare e istituzionale. In conclusione il professore ha affermato che “qualunque sarà l’esito del referendum, sarà comunque una sconfitta” perché se prevalesse il sì, avremmo una riforma inefficace -o addirittura dannosa-; mentre se vincesse il no rimarrebbe l’esigenza irrisolta di una serie di correzioni di qualità.

 

Francesco Casari Michele Corio

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