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«Reati, è necessario un giro di vite»

«Reati, è necessario un giro di vite»

Il questore: c’è bisogno di norme che ci permettano di garantire gli onesti e perseguire chi delinque

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I reati in tutta Italia sono in calo. Lo dice il Sole24Ore, sulla base dei dati forniti dal Ministero dell’Interno: rispetto al 2014, a livello nazionale c’è stata una flessione del 4,5% delle denunce. Una diminuzione più contenuta a Ferrara (-3,2%), che peraltro si trova nella parte alta della classifica: su 106 province, la nostra risulta al 24º posto per incidenza dei reati. Ne abbiamo parlato con il questore di Ferrara, Antonio Sbordone.

Nel nostro territorio spiccano per frequenza (532 casi ogni 100 abitanti) i furti in abitazione, crimini di particolare allarme sociale. E, stando alla graduatoria del “Sole”, Ferrara non è più un’isola felice. È così?

«Nel 2015 i furti in abitazione nel Ferrarese risultano diminuiti rispetto all’anno precedente (vedi tabella, ndr), e le percentuali restano poco significative. Fra tutti i reati, è quello che certamente suscita maggiore apprensione perché colpisce la sfera intima, personale. È un fronte su cui impegnarci di più, e non solo noi forze dell’ordine. Occorre sensibilizzare i cittadini perché la fase storico-sociale che stiamo attraversando richiede una soglia di attenzione elevata. Questo significa puntare sulle misure di autotutela: è passato il tempo in cui ci si poteva permettere di dormire con la porta aperta, e non si torna indietro. Occorre dunque gestire questa situazione nel modo migliore. È importante dotarsi di allarmi, porte blindate e inferriate alle finestre, ma noto anche che nelle realtà provinciali queste sono misure che faticano a essere assimilate, perché è più faticoso far cambiare le abitudini».

Cambiare le abitudini per complicare la vita ai ladri?

«La maggior parte di questi furti, sono furti semplicissimi: file di garage aperti come scatolette. Così come spesso è troppo semplice aprire le porte delle case».

Tra i furti frequenti nel nostro territorio ci sono quelli con destrezza - pensiamo alle “bande” delle catenine - ma anche quelli nei supermercati, sintomo anche di un disagio sociale.

«La crisi economica, con la scarsità di lavoro e una maggior diffusione della povertà portano all’aumento di un certo tipo di reati. Così come non si può negare che anche il fenomeno dell’immigrazione incide. Ci sono reati, come lo spaccio, che interessano in modo prioritario etnie nordafricane, così come altri reati coinvolgono altri tipi di etnie. È un fatto. Ma bisogna anche aggiungere che la “soglia del dolore” dei ferraresi, da questo punto di vista, è bassa».

Questo ha a che vedere anche con la maggior propensione a denunciare, caratteristica che certo ha contribuito a far salire Ferrara in classifica, insieme a tutti gli altri capoluoghi emiliano-romagnoli.

Anche questo è innegabile. Ma spesso alla domanda di giustizia dei cittadini corrisponde la nostra frustrazione. C’è bisogno di un giro di vite: non si parla più di inasprimento delle pene, una misura che ci consentirebbe di eseguire un maggior numero di arresti. Non è certo colpa dei magistrati se rimettono in libertà gli arrestati, il fatto è che sotto una certa pena la custodia cautelare in carcere non è prevista dalla legge. La garanzia è sacrosanta, ma bisognerebbe anche fare delle scelte: norme che permettano di garantire i “buoni” e perseguire i “cattivi”.

Si torna a parlare di violenza in zona Gad.

«Occorre però fare dei distinguo: gli ultimi episodi vanno classificati come liti, e non come risse. In un caso un tossicodipendente che non aveva i soldi per pagare la dose che gli era stata consegnata, nell’altro un alterco che è rimasto limitato a due sole persone. Poi, certo, c’è un lavoro costante per approfondire l’eventuale esistenza di gruppi strutturali criminali. Ma sono livelli diversi di intervento».

Tra i motivi di allarme, c’è chi indica anche le partite in casa della Spal in serie B.

«Ai ferraresi voglio dire: sopportate un po’ di disagio allo stadio, perché stiamo andando benissimo, è un sistema efficiente che sta funzionando. Ci vuole soltanto un po’ di pazienza».

Alessandra Mura

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