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scandalo nell'arma

Diffamazione all'ex Comandante, indagati 12 carabinieri della compagna di Comacchio

La caserma dei carabinieri di Comacchio
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La caserma dei carabinieri di Comacchio

L'ufficiale sbeffeggiato in un video girato in caserma. Militari in divisa o vestiti da donna lo avevano ridicolizzato accostandolo al killer della Uno Bianca. La procura militare di Verona ha chiuso l'indagine

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COMACCHIO. Dodici carabinieri della Compagnia di Comacchio sono stati indagati dalla procura militare di Verona per diffamazione pluriaggravata ai danni dell’ex comandante della stessa Compagnia. L’accusa è quella di diffamazione pluriaggravata in concorso a causa di un filmino della durata di 59 minuti, poi trasferito su Dvd, girato in caserma nel febbraio del 2011. Nell’avviso di fine indagine (415bis) firmato il 29 settembre dal pubblico ministero Massimo Di Camillo, la procura militare di Verona accusa otto dei dodici indagati di aver impersonato nel filmino “scene grottesche, bizzarre, deformi, tanto da risultare ridicole, paradossali, innaturali e stravaganti”, sia in divisa che in borghese e, a volte, “travestiti da donna”.

L’accusa sottolinea anche l’utilizzo di spezzoni ricavati dalla trasmissione televisiva “Blu Notte” di Carlo Lucarelli per sovrapporre alla sagoma di Fabio Savi (il feroce assassino della Una Bianca) l’immagine dell’ex comandante della Compagnia. Allo stesso modo, l’intervista telefonica a Eva Mikula (la compagna di Savi) era stata mimata sostituendo alla donna la moglie del Comandante. Gli altri quattro carabinieri, invece, sono finiti nei guai per aver “assistito passivamente” alla messinscena, senza esercitare le funzione di controllo e garanzia imposte dal loro ruolo di ufficiali.

La diffamazione era continuata, si legge ancora nel 415bis, nel corso di una cena organizzata a casa di uno degli indagati, con la partecipazione di altri carabinieri ora sotto indagine accompagnati dalle loro famiglie. All’incontro erano state pronunciate offese all’indirizzo del Comandante e di altri tre militari, non indicati per nome ma, sottolinea la procura veronese, ben riconoscibili e identificabili. In particolare, oltre al ripetuto accostamento con il killer Fabio Savi, Il Comandante e gli altri tre colleghi erano stati definiti “menzogneri, ipocriti, persone prive di principi e senza onore e paragonando la loro attività in servizio a quella di un mafioso e di un massone”. Il Dvd incriminato, però, era stato successivamente inviato in forma anonima allo stesso Comandante preso di mira dai suoi sottoposti, e da lì era partita la denuncia da cui è scaturita l’indagine della procura militare di Verona. L’inchiesta, partita a maggio, è ora approdata all’atto conclusivo, premessa per la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm.

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