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«Lo chiamavamo tutti “Barba” lascia un gran vuoto»

«Lo chiamavamo tutti “Barba” lascia un gran vuoto»

Menate in lutto per la morte di Stefano Mezzogori Il 28enne ha perso il controllo del furgone sull’A14

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MENATE. «Lo chiamavano Barba. In realtà quasi nessuno lo conosceva come Stefano. La notizia è arrivata qui al bar ieri sera (martedì, ndr) anche se io l’ho saputo questa mattina. Una doccia fredda». Sorride quando parla di lui, ed ha gli occhi lucidi la titolare del Bar Edera di Longastrino. Stefano Mezzogori, 28enne argentano di Menate, è morto in autostrada sull’A14, nel tratto fra Riccione e Rimini sud, carreggiata nord, subito dopo un Autogrill. A bordo del suo furgone, è andato a schiantarsi a tutta velocità contro i mezzi dell’Anas, un camioncino e un camion, verso le 16 di martedì. In pieno giorno, contro un cantiere mobile segnalato, con gli operatori della Società Autostrade che stavano svolgendo manutenzione al new jersey: un miracolo che l’incidente non si sia trasformato in strage, senza coinvolgere altri veicoli in transito. Mah, sulla dinamica dell’incidente oguno adesso dice la sua - spiega affacciata alla finestra una delle vicine di casa -. La verità, l’unica verità, è che Stefano oggi non c’è più. A cosa serve stare a discutere su quello che è accaduto? Perché in casi come questi invece di rispettare il dolore devastante di un padre, una madre e una sorella, devono stare a chiedersi come e perché. Adesso scusate, non riesco davvero a parlare. Il mio pensiero va solo a loro, che adesso sono in quel posto gelido dove nessun genitore vorrebbe essere».

Immediati i soccorsi e i tentativi di rianimazione, ma per Stefano Mezzogori ragazzo di Argenta non c’è stato nulla da fare.

Sul posto, oltre ad altro personale dell’Anas, i sanitari, i vigili del fuoco e la polstrada.

Solo l’autopsia potrà forse chiarire come mai Mezzogori sia piombato sui mezzi dell’Anas in quel modo: una distrazione, un malore improvviso, un colpo di sonno, fra le ipotesi avanzate nell’immediatezza della tragedia.

«Veniva sempre qui - dicono dal bar -, prima di più a dire il vero. Poi ha trovato lavoro ed era contentissimo. Si sedeva sempre lì, dove ci sono gli sgabelli. Quello è il posto dei ragazzi. I più anziani stanno dall’altra parte del bar». «Lo conoscevamo tutti - fanno eco dalla trattoria in fondo alla strada - Era più giovane di noi, l’abbiamo visto crescere. Abitava a Menate ma stava sempre qui a Longastrino. Non volevamo crederci. Appena è arrivata la notizia, abbiamo sperato in un errore».

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