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«Ma il centro di Pma avrà costi esorbitanti»

«Ma il centro di Pma avrà costi esorbitanti»

Partita la campagna regionale per la procreazione medicalmente assistita Al momento sembrano non esserci donatori sufficienti per poter partire

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LAGOSANTO. «Dicono che la maternità deve chiudere perché non ci sono i soldi. E poi annunciano di voler aprire un centro di Pma (procreazione medicalmente assistita) che ha costi esorbitanti. Pensano che la gente sia sciocca?». L’annuncio è stato fatto nei giorni scorsi. Al posto del punto nascita del Delta, lontanissimo ormai dai 500 parti/anno da tempo indicati come limite per il mantenimento del servizio nei piccoli ospedali, nascerà un «centro interregionale» pubblico per la procreazione medicalmente assistita (Pma) di 2° livello, in grado quindi di effettuare la fecondazione in vitro e l’eterologa. La scelta di collocare il nuovo servizio a Lagosanto è stata presa durante il lavori della Conferenza socio-sanitaria territoriale riunita in Castello una settimana fa (favorevoli tutti i sindaci presenti, unico astenuto Marco Fabbri, di Comacchio) e di fatto rappresenta il prologo di una decisione che sembra più vicina.

Intanto a livello regionale è partita ieri la campagna sulla fecondazione eterologa (finora vietata in Italia, l’eterologa si distingue perché il seme maschile o l’ovulo femminile utilizzati nella fecondazione assistita non appartengono a uno dei genitori ma a un donatore esterno alla coppia) ed in effetti il disegno sembra perfetto. Più o meno. L’invito è semplice e chiaro: «Il tuo dono, la loro felicità. Aiuta un’altra coppia ad avere un figlio» lo slogan scelto per la campagna informativa e di sensibilizzazione, a cura del Servizio sanitario regionale dell’Emilia-Romagna, per la donazione di gameti, maschili (spermatozoi) e femminili (ovociti). È questo, infatti, il prerequisito per consentire la fecondazione eterologa: a questa tecnica di procreazione medicalmente assistita (pma) si ricorre quando uno dei due genitori ha problemi di sterilità e, per arrivare a una gravidanza, è necessario usare un gamete - un ovulo o uno spermatozoo - di una terza persona. Il donatore, appunto. E di donatori, a quanto pare, se ne trovano ben pochi. «Il ricorso alla fecondazione eterologa è un diritto che stiamo cercando di rendere sempre più esigibile all’interno del nostro Sistema sanitario- sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Sergio Venturi- . È in quest’ottica che promuoviamo la donazione dei gameti, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica, anche attraverso questa campagna». La Regione Emilia-Romagna «si è mossa sin dall’inizio- ha ricordato l’assessore-, all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale dell’aprile del 2014, con la delibera di Giunta del settembre di quello stesso anno: i costi per il trattamento dell’eterologa, come già avveniva per l’omologa, sono stati subito messi a carico del Servizio sanitario regionale, contrariamente a quanto è accaduto nella maggior parte delle altre Regioni. Il recente inserimento dell’eterologa nei Lea, dunque-ha concluso Venturi- rappresenta un passo avanti significativo».

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