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Punto nascite addio a Lagosanto: rabbia e delusione

di Annarita Bova
Punto nascite addio a Lagosanto: rabbia e delusione

Proteste all'ospedale del Delta: "Prendono in giro i cittadini, terrorismo psicologico continuo"

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LAGOSANTO. Sono tutti arrabbiati all’interno del reparto di maternità dell’Ospedale del Delta di Lagosanto. «Adesso vi si siete ricordati di noi, adesso che tanto stiamo per chiudere. Ma due anni fa, quando è iniziato questa sorta di terrorismo psicologico, chi ci ha realmente supportati? Nessuno». In realtà è difficile dare voce a chi non può parlare, a chi non può metterci la faccia e non può dare nome e cognome perché rischia il licenziamento. «Questa è la democrazia qui dentro. A noi può essere detto di tutto. Veniamo sbattuti su Facebook con tanto di foto, nome e cognome e dobbiamo stare zitti. Non che ci interessi difenderci da attacchi che lasciano il tempo che trovano. Ma poter gridare che quanto sta succedendo è uno scandalo, quello sì che vorremmo farlo». La tensione è alta lungo i corridoi e lo è ancora di più nelle salette dei medici e degli infermieri. «Per favore, nessuna foto e nessuna dichiarazione. Non siamo stati autorizzati in alcun modo dall’Azienda».

Non resta che osservare, in silenzio, seduti sulle poltroncine blu dove qualcuno a sedersi arriva sempre. «Questo era, anzi è, un luogo d’eccellenza. Nelle scorse settimane mamma e figlia sono state salvate e stanno bene, benissimo. E così altre centinaia di casi. Non è vero che non ci sono gli strumenti, questo è quello che vogliono fare credere. I ginecologi, gli infermieri, le ostetriche e soprattutto gli anestesisti sono a disposizione 24 ore su 24. È vero, il pediatra smonta alle 18.30 ma è sempre reperibile e riesce nel caso arrivare in tempo perché prima di lui (parlando di tempistica e non di professionalità) sono indispensabili altre figure e qui ci sono».

Qualcuno si toglie il tesserino di riconoscimento, qualcun altro lo copre e c’è anche chi invece lo mostra senza problemi. «Cosa sta succedendo? Chiudiamo. A casa, via tutti. E se noi medici troveremo impiego da un’altra parte, per gli infermieri e per il personale in generale sarà dura. Non nascono più bambini al Delta? Certo. Ma mica per la qualità del servizio. Lo ha deciso qualcuno, lo ha deciso chi ragiona per numeri e ai piani alti. Ma poi la realtà in faccia la guardiamo noi. Qual è il guadagno reale? Nessuno».

Le camere hanno due letti e un bagno. I parenti libertà d’accesso ad ogni ora e i neonati restano da subito con la mamma, a meno che le ostetriche non le vedano particolarmente stanche e provate. «È vero, qui non c’è neonatologia, non l’abbiamo mai avuta è stato deciso così fin dall’inizio, eppure una volta i bambini nascevano lo stesso. Anzi, parlavano di questo centro come uno tra i migliori. Poi loro, le stesse persone che hanno spinto per realizzare questa oasi lontana dalla città ma vicina a mezza provincia, hanno deciso che senza neonatologia non si può andare avanti. Perché siamo diventati tutti matti e non riusciamo, di punto in bianco, a valutare i singoli casi. Siamo i primi a dirottare le persone altrove, nei centri altamente specializzati, se ci rendiamo conto di non vere gli strumenti per poter seguire le pazienti al meglio».

Rabbia, paura, ma anche avvilimento. Rassegnazione, quella proprio no. «Viene da ridere. Parlano di costi alti, poi tengono aperto solo una parte del reparto, una sorta di muro virtuale dopo le prime sei stanze. Come se il resto del reparto non fosse da pulire, scaldare, gestire al pari dell’altro. Per non parlare del prezzo del trasporto verso Cona. Una presa in giro continua, continua. E nessuno che ha la forza e la dignità di dire in faccia a questa gente come stanno realmente le cose». Ecco, appunto, come stanno le cose? Perché un ospedale nuovo, all’avanguardia, che potenzialmente abbraccia un bacino enorme, è lasciato a spegnersi piano piano? «L’origine delle sforbiciate sugli ospedali nasce nella conferenza Stato-Regioni, nelle trattative che i governi intraprendono per assegnare i budget a chi sul territorio dovrà far quadrare conti e bilanci. Non si può vedere se un ospedale funziona se per 5 anni non gli rendi almeno il personale che va in pensione. Non ci sono ginecologi ed ostetriche, quindi non si può partorire. Poi arrivano dalla Regione e dicono che si fanno pochi parti. È normale che senza personale i reparti non reggano. Il funzionamento è legato alle risorse che dai. Questa è l’unica verità».

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