Berco mette a casa 331 lavoratori sui 1640 dipendenti, oggi sciopero
L’ azienda lo ha comunicato ai sindacati. Aperta la procedura di mobilità. Proclamate tre ore di sciopero a turno
Interessati al licenziamento anche 34 lavoratori su 300 dello stabilimento di Castelfranco Veneto
COPPARO. Si sapeva che sul cielo della Berco stazionavano nuvoloni neri ma che arrivasse una tempesta di violenza inaudita nessuno se lo aspettava. E invece così è stato.
Ieri mattina, giovedì 6 ottobre, nell’incontro tra la direzione Berco presente con l’amministratore delegato Sven Arend e il responsabile del personale, Daniele Mingozzi ed i sindacati di Fiom-Cgil. Fim-Cisl, Uilm-Uil presenti con i rispettivi segretari provinciali Samuele Lodi, Sandra Rizzo e Paolo Da Lan e le Rsu, (presenti anche le Rsu dello stabilimento di Castelfranco Veneto in quanto i tagli riguarderanno anche quel complesso produttivo, una trentina di dipendenti sui 300 complessivi) è arrivata la temuta notizia.
La direzione Berco ha consegnato ai sindacati un documento nel quale si si dichiara aperta da subito la procedura di mobilità che riguarderà 224 operai e 107 impiegati per un totale di 331 addetti sui 1640 dipendenti.
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La procedura è partita da ieri e durerà 75 giorni per tentare un accordo. Contestualmente l’azienda ha dichiarato la disdetta del contratto aziendale a partire dall’1 gennaio 2017. A fronte di queste notizie i sindacati hanno proclamato per la giornata odierna sciopero di tre ore ed assemblee per i tre turni (dalle 9 alle 12, dalle 15 alle 18 e dalle 22 all’1). Sempre per oggi i sindacati hanno indetto una conferenza stampa nella saletta sindacale durante la quale i sindacati esporranno il loro punto di vista. Attualmente i dipendenti in Berco sono attestati sulle 1.640 unità dopo la cura dimagrante di appena tre anni fa quando uscirono 620 dipendenti .
Numeri nudi e crudi snocciolati davanti agli occhi increduli dei sindacati. Pare non esista alcun tipo di progetto che possa pensare a questi tagli e l’azienda non intende parlare nemmeno di ammortizzatori sociali. Occorrerà capire se esiste qualche spazio di manovra. Dall’1 gennaio sparirà anch quel poco di contratto aziendale che era rimasto in quanto il premio feriale di circa 150 euro al mese lo scorso anno era stato tagliato, erano stati concessi 500 euro e 300 in buoni benzina. L’azienda inoltre ha intenzione di ridurre anche l’indennità di turno che è pari al 43% e portarla al 33% come è attualmente nel contratto nazionale di categoria. In soldoni solo per il contratto aziendale il lavoratore avrà all’incirca 1.500 euro l’anno in meno in busta paga. I tagli arrivano dopo che la società Boston Consulting ha terminato l’analisi riguardante l’organizzazione del lavoro durata alcuni mesi.
Nel mirino soprattutto la logistica e il magazzino, l’intenzione sarebbe quella di esternalizzare il più possibile dopo che anche la manutenzione in fabbrica è stata esternalizzata. Samuele Lodi, segretario provinciale della Fiom-Cgil si limita ad osservare che «Non ci aspettavamo questi numeri, La situazione è molto grave, vedremo come affrontarla. Abbiamo già avvertito le segreterie regionali e nazionali e così hanno fatto i miei colleghi. L’azienda ha esposto quella che è la sua ricetta . Si è limitata ad esporre i numeri».
«Sono due anni e mezzo che questo management non funzionava - esordisce Alberto Finessi, coordinatore nazionale per la siderurgia della Fismic - gli occhi per vedere queste cose li hanno quelle persone che si prendono il tempo per andarle a vedere in fabbrica. Siamo messi molto peggio rispetto al 2013, allora c’era la possibilità di trovare un numero elevato di prepensionamenti e volontari, oggi non è così, Mi dispiace aver fatto l’oracolo. La cosa che mi dà più fastidio - conclude Finessi - si è verificata questa mattina (ieri) quando qualcuno di noi ha chiesto se al tavolo poteva esserci anche la Fismic visto che abbiamo 350 iscritti, ci è stato detto che il regolamento non lo prevedeva in quanto partecipano solo chi ha le Rsu. D’ora in avanti ci saremo perchè questa trattativa andrà fatta in sede ministeriale».
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