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Ferrara

La sede regionale inagibile a singhiozzo

di Gian Pietro Zerbini
La sede regionale inagibile a singhiozzo

Vietato l’ingresso ai primi tre piani, ma alcune stanze del terzo e tutto il quarto (enti governativi o interregionali) sono aperti

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Sembra di entrare in un palazzo fantasma. Dal 3 ottobre in viale Cavour 77, nell’edificio che ospita molti uffici della regione Emilia Romagna, proprietaria dello stabile, tre piani sono stati giudicati inagibili con un’ordinanza che vieta l’accesso ai dipendenti che in quelle stanze lavorano. Uno sale le scale e vede subito che al primo piano ci sono due paracarri in plastica legati con un catenelle per sbarrare la strada a chi vuole entrare. Salendo al secondo piano non si possono non notare alcuni pezzi del battiscopa che si sono staccati dalla parete e, arrivati alla porta, si nota un analogo ostacolo ad impedirne l’ingresso. Così uno sale ancora più alto e arriva al terzo piano e qui, sorpresa, c’è qualcuno che lavora. Oltre agli uffici della regione, che sono rimasti vuoti, al terzo piano trovano posto alcune stanze del provveditorato interregionale per le opere pubbliche per la Lombardia e l’Emilia Romagna. Sei persone in tutto che lavorano, perché dai loro dirigenti non hanno avuto ancora il divieto di abbandonare gli uffici per questioni di sicurezza. La scalata viene ultimata con la conquista del quarto piano, dove ci sono gli uffici dell’Aipo, dove qui lavorano e sono presenti 12 dipendenti. Appare molto strano il fatto dell’inagibilità decretata ai piani più bassi, mentre all’ultimo piano, quello in teoria più oggetto degli altri alle eventuali oscillazioni sismiche, tutto procede come se niente fosse. Interpellati al telefono i dirigenti dello’Aipo hanno risposte che stanno aspettando ulteriori verifiche statiche prima di prendere decisioni se abbandonare o meno la “navigazione” all’ultimo piano, visto che parliamo di Po. Scendendo si incrocia un dipendente della Regione cha lavora al seconda piano.

«Scusi lei cosa ci fa qui, non dovrebbe essere a casa con il gruppo dei 70?», viene spontaneo chiedergli.

«Sono solo venuto a controllare una cosa, in effetti non dobbiamo entrare negli uffici, c’è il divieto», risponde. In verità questo divieto di accesso, preso per legittimi motivi di sicurezza, ha creato un po’ di trambusto nei lavoratori. In totale sono circa un settantina i dipendenti della regione che hanno subito il forzato sgombero dai loro uffici, alcuni cercano di recuperare con il telelavoro da casa, all’ArpaE ci si può rivolgere negli uffici ex Provincia di corso Isonzo. Ovviamente chi ha meno problemi sono i dipendenti che sono sempre fuori per controllare la sicurezza del territorio. Nelle prossime ore comunque dovrebbe essere presa una decisione su dove trasferire gli uffici ed eventualmente predisporre i lavori di consolidamente. È comunque davvero strano trovarsi in un palazzo della sicurezza territoriale con due differenti agibilità. Un vero paradosso all’italiana.

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