Video scandalo dei carabinieri, terremoto in caserma
Comacchio, dopo la chiusura dell'inchiesta, ora si valutano trasferimenti dei 12 militari e ufficiali indagati per diffamazione aggravata verso ex comandante
COMACCHIO. Sta provocando un terremoto all’interno della Compagnia dei carabinieri di Comacchio l’inchiesta della procura militare di Verona che vede 12 militari della stessa compagnia indagati per diffamazione aggravata in concorso ai danni di ex comandante.
Le conclusioni del pm Massimo di Camillo contenute nell’atto di fine indagine (415bis) depositato a fine settembre potrebbero avere come prima conseguenza il trasferimento dei carabinieri coinvolti nell’inchiesta, un provvedimento non ancora ufficializzato ma che si sta vagliando anche in queste ore.
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Le accuse ruotano attorno a un filmino della durata di 59 minuti, poi trasferito su Dvd, girato in caserma nel febbraio del 2011. Nell’avviso di fine indagine la procura militare di Verona accusa otto dei dodici indagati di aver impersonato nel video “scene grottesche, bizzarre, deformi, tanto da risultare ridicole, paradossali, innaturali e stravaganti”, sia in divisa che in borghese e, a volte, “travestiti da donna”.
L’accusa sottolinea anche l’utilizzo di spezzoni ricavati dalla trasmissione televisiva “Blu Notte” di Carlo Lucarelli per sovrapporre alla sagoma di Fabio Savi (il feroce assassino della Uno Bianca) l’immagine dell’ex comandante della Compagnia. Allo stesso modo, l’intervista telefonica a Eva Mikula (la compagna di Savi) era stata mimata sostituendo alla donna la moglie del Comandante. Gli altri quattro carabinieri, invece, sono finiti nei guai per aver “assistito passivamente” alla messinscena, senza esercitare le funzione di controllo e garanzia imposte dal loro ruolo di ufficiali.
La diffamazione era continuata, si legge ancora nel 415bis, nel corso di una cena organizzata a casa di uno degli indagati per la visione del video, con la partecipazione di altri carabinieri ora sotto indagine accompagnati dalle loro famiglie. Oltre all’ex comandante venivano sbeffeggiati altri tre militari non indicati per nome ma, sottolinea la procura veronese, ben riconoscibili e identificabili. In particolare, oltre al ripetuto accostamento con il killer Fabio Savi, il Comandante e gli altri tre colleghi erano stati definiti «menzogneri, ipocriti, persone prive di principi e senza onore e paragonando la loro attività in servizio a quella di un mafioso e di un massone».
Il Dvd incriminato, però, era stato successivamente inviato in forma anonima allo stesso Comandante preso di mira dai suoi sottoposti, e da lì era partita la denuncia da cui è scaturita l’indagine della procura militare di Verona. L’inchiesta, partita a maggio, è ora approdata all’atto conclusivo, premessa per la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm. Da parte sua, il Comando provinciale di Ferrara fa sapere di aver compiuto gli atti necessari e fornito gli esiti dei riscontri alla procura militare, di cui ora attende le decisioni.(a.m.)
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