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Choc Berco, i sindacati: qui vogliono chiudere

Choc Berco, i sindacati: qui vogliono chiudere

Copparo, i rappresentanti dei lavoratori invocano lo stop ai licenziamenti e l'intervento del ministero. Ieri primo sciopero

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COPPARO. Una pistola puntata alla tempia. La definiscono così i sindacati della Berco agli albori della vertenza sull’occupazione che in provincia si annuncia come la più dura e delicata del 2016. Sul loro tavolo, in azienda, nella saletta allestita al primo piano, pende ufficialmente da ieri la «spada di Damocle» di 365 procedure di mobilità pronte a scattare dalla mezzanotte del 20 dicembre negli stabilimenti di Copparo e di Castelfranco Veneto (Treviso), i due siti interessati dall’annuncio-choc della società controllata da uno dei colossi europei del settore meccanico-siderurgico, la Thyssenkrupp di Essen. Sindacato e lavoratori si aspettavano da tempo brutte notizie, ma quella comunicata giovedì supera di gran lunga le aspettative più negative al centro delle preoccupazioni dei dipendenti.

A Copparo sono in bilico 331 posti di lavoro, nel sito di Castelfranco 34. E la notizia fa paura, perché «nel giro di tre anni sono 800 i dipendenti che l’azienda ha deciso di espellere. Tre anni fa tra prepensionamenti e incentivazioni ne uscirono 438. Ora Thyssen-Berco vuole tagliarne altri 365. Se questo non è l’avvio di una lenta dismissione, che cos’é?», commentava ieri amaro Paolo Da Lan, segretario provinciale della Uilm-Uil. Mentre i lavoratori rientravano in fabbrica, a mezzogiorno, dopo le prime tre ore di sciopero (tre anche nei turni del pomeriggio e della sera), una rappresentanza di sindacalisti della Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl e delle Rsu, incontrava i giornalisti per rispondere a quella che considerano «una dichiarazione di guerra, una provocazione che punta a dividere i lavoratori e a spaccare il corpo della protesta fra chi potrebbe essere espulso dall’azienda e chi si sente più garantito».


L’annuncio degli esuberi arriva dopo mesi di “guerriglia” sindacale, scioperi, assemblee, richieste di incontri, «perché i dati non positivi che arrivavano dal mercato e l’intenzione dell’azienda di accelerare sulla flessibilità erano segnali evidenti di una difficoltà - ha argomentato Samuele Lodi, segretario provinciale della Fiom-Cgil - Anche l’incontro fissato per il 22 settembre scorso era stato rinviato dalla società in attesa del “check up” condotto dalla Boston Consulting». Proprio da quel documento ha preso le mosse la decisione aziendale di avviare la procedura di mobilità senza ammortizzatori.


La cosa «paradossale - ha aggiunto Lodi - è che in questo periodo è stata la Berco a spingere per avviare la trattativa sull’integrativo aziendale, che la società intende disdettare dall’1 gennaio 2017. Ma come si fa a discutere su questo punto con una pistola alla testa?». A settembre, fra l’altro, è scaduto l’accordo-ponte in vigore dall’1 gennaio scorso sulla riduzione di alcune voci in busta paga. Il primo obiettivo però, adesso, è attivare «i tavoli istituzionali, fino al ministero, perché Thyssen dice che non ci sono le condizioni per ricorrere alla Cig straordinaria (già attivata nel 2013) o ai contratti di solidarietà. Sarebbe il primo caso in Italia in cui un’azienda di queste dimensioni salta ogni ammortizzatore per arrivare subito al licenziamento - ha proseguito Lodi - E il jobs act, che ha complicato l’accesso ad alcuni meccanismi di tutela, oggi non aiuta i lavoratori. Bloccare le procedure di mobilità significherebbe avere 12-24 mesi di tempo in cui cercare soluzioni condivise».

Sandra Rizzo (Fim-Cisl) ha ricordato che «il valore della produzione a Copparo è rimasto a 400milioni di euro, al livello di tre anni fa, mantre sarebbe dovuto salire a 570 milioni. Negli ultimi anni sono stati siglati accordi che hanno ridotto le buste paga fino a 400-450 euro al mese. Noi non siamo stati sordi alle richieste dell’azienda che ora invece di accusare i veri responsabili di questa situazione se la prende col personale». L’amministratore delegato, Sven Arend, ha dichiarato di voler eliminare le «sacche di inefficienza» ma secondo il sindacato è solo un modo per coprire la volontà di un disimpegno progressivo della multinazionale a Copparo. Per Michele Lovisari (Rsu-Ugl) «qui si sta decidendo il futuro di questa fabbrica. Ci chiediamo: dal primo gennaio chi accenderà le luci o il riscaldamento?». La soluzione, negli uffici della direzione, sarebbe già pronta: esternalizzazioni. (gi.ca.)

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