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Hyperzone, la nuova plastica: e il “Natta” fa ancora centro

Hyperzone, la nuova plastica: e il “Natta” fa ancora centro

La nuova tecnologia per il polietilene è stata sviluppata nei laboratori Basell di Ferrara e ora è pronta a invadere il mercato

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FERRARA. Le nuove frontiere della chimica passano ancora per Ferrara. La scelta di conferire il premio Giulio Natta ad un chimico tedesco, Walter Kaminsky, che sta sviluppando le ricerche per trasformare in realtà industriale la de-polimerizzazione delle plastiche, s’intreccia con le frontiere appena spalancate da Lyondellbasell grazie ai brevetti messi a punto dal Centro ricerche che porta il nome del Nobel. «L’Hyperzone è la nuova tecnologia per la produzione del polietilene sviluppata qui da noi, ed erano due decenni che non succedeva una cosa del genere a livello mondiale» enuncia senza enfasi Gabriele Mei, direttore del centro “Natta” della multinazionale americana. Il polietilene è una delle plastiche più diffuse in assoluto, con 90 milioni di tonnellate prodotte ogni anno, e Hyperzone promette di diventare lo standard per una larga fetta di questo mercato, cioè i polimeri ad alta densità, quelli che vengono impiegati per i contenitori di cosmetici, latte e alimentari, i tubi in pressione, molti imballaggi.

«Applichiamo al polietilene i concetti utilizzati per produrre polipropilene con Spherizone, altra tecnologia sviluppata a Ferrara - sottolinea Mei, che è anche vice-presidente per le piattaforme tecnologiche R&S del gruppo - Il cuore di tutto è un reattore particolarmente innovativo che, assieme ad altri fattori, consente di produrre polietilene più economico di quello in circolazione, a zero impatto ambientale e con un bilanciamento di proprietà molto migliore». È forse quest’ultima la qualità chiave, perché la competitività di questo materiale dipende dal giusto punto di equilibrio tra flessibilità, robustezza, resistenza chimica e termica, omogeneità. I tubi utilizzati nelle reti acquedottistiche, ad esempio, devono resistere decine di anni.

Lo sviluppo di Hyperzone è stato effettuato interamente tra Ferrara, Francoforte e Cincinnati, cioè i centri ricerche del gruppo, ma è al Natta che sono avvenuti i test più probanti, grazie all’impianto pilota da 250 chilogrammi all’ora, una volta e mezzo la portata di quello tedesco. Il riconoscimento migliore al lavoro dei tericercatori ferraresi è arrivato dai vertici di Lyondellbasell, che hanno deciso di puntare 700 milioni di dollari su questa tecnologia, che è alla base del maxi-impianto da 500mila tonnellate di polietilene in costruzione a Houston, in Texas. «È un grande risultato, che testimonia il peso del “Natta” nell’ambito del gruppo, siamo usciti rafforzati dalla riorganizzazione degli anni scorsi» certifica il manager, e il pensiero corre all’allarme sul rischio ridimensionamento lanciato più volte in questi anni dalle rappresentanze sindacali. Oggi il centro ricerche occupa poco meno di 400 persone, tra le quali il gruppo di lavoro composto da ingegneri, chimici, ricercatori di materiali e laboratoristi che in 6 anni hanno sviluppato Hyperzone. Da questo lavoro saranno anche sviluppate le licenze da vendere a terzi, un’altra cifra della produttività di un centro ricerche.

Può cambiare la percezione stessa delle materie plastiche il lavoro di Walter Kaminsky, al quale il premio Natta, caratterizzato dalla cifra di innovazione tecnologica che cerca d’incorporare ogni anno, sembra calzare a pennello. «Kaminsky lavora da molti anni alla decomposizione termica dei polimeri, cioè al ritorno alle materie prime delle quali sono composti, anzitutto etilene e propilene - spiega Mei - Una volta diventata un’opzione industriale, questa tecnica affiancherà il riciclo e la produzione di energia attraverso gli inceneritori nello smaltimento delle materie plastiche». Servirà ancora un po’ di tempo.

Stefano Ciervo

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