«Senza le nostre vongole siamo tutti morti»
Resta altissima la tensione all’interno del Consorzio pescatori di Goro. Difficile per il presidente e gli amministratori mantenere l’ordine pubblico
GORO. Goro vive attorno alla Sacca. Duemilasettecento ettari che danno da mangiare al 90% delle famiglie e che da qualche tempo vedono la minaccia, reale e costante, dei contrabbandieri di vongole i quali iniziano col rubare il novellame e continuano fino alla maturazione completa di quel che resta. Ieri mattina, mentre nella bellissima sede della Provincia erano a confronto amministratori e forze dell’ordine, in pieno centro all’interno del Consorzio i presidenti delle cooperative dei pescatori sono stati chiamati a raccolta allo scopo di calmare gli animi. Invano. Il motivo? Semplicissimo. Chi ha la concessione produce la semina, la raccoglie, la sistema e la pianta in nursery, luogo ideale per la crescita delle vongole. Quando i molluschi sono pronti, ognuno prende un certo numero di quote, così come previsto dal regolamento interno e inizia ad allevarle nelle concessioni, per poi venderle. Peccato che qualcuno, tanto di notte quanto di giorno, arriva al volo con la barca in Sacca e ruba ceste piene di novellame per rivenderlo al contrabbando facendo così crollare il mercato interno.
«La situazione è grave, molto grave - spiega Fausto Gianella della cooperativa La Vela - ma tanto qui a Goro siamo abituati. Ci dicono di stare calmi, di rispettare le regole, di fidarci di chi ci amministra. E noi lo facciamo. Convinciamo i nostri associati ma poi...non voglio essere volgare».
Difficilmente i pescatori aprono le porte. Stare in un angolo ad ascoltare è un privilegio concesso a pochi ed è dunque ancora più evidente la voglia (e forse anche la necessità) di chiedere aiuto all’esterno, di attirare l’attenzione verso un problema che di giorno in giorno diventa sempre più grande.
La tensione si taglia col coltello e più volte il presidente del Gopego Massimo Gennari invita alla calma. «Allora, diteci chiaramente cosa dobbiamo fare - tuona Algide Benvenuti della cooperativa La Sacca - Sono passati mesi, anzi anni e siamo ancora qui a guardarci in faccia. Noi dobbiamo dire basta ma come ancora non lo sappiamo».
Dall’altra parte della sala, seduti al tavolo l’assessore alla pesca Nicola Pezzolati, il biologo Edoardo Turolla e il presidente Gennari. Al momento i pescatori per due ora al giorno puliscono la nursery, la curano metro per metro. Finchè sono presenti, i contrabbandieri stanno lontano ma non appena abbassano la guardia, arrivano e spazzano via tutto causando danni ingenti. «Non possiamo stare sempre in mare - sostiene Alessio Tagliati - Durante l’ultima riunione avevamo stabilito che il tumore andava fermato subito e invece siamo di nuovo qui. Ma è mai possibile vivere cosi? Rubano a casa nostra e abbiamo le mani legate». «E allora invece di parlare muoviamoci - incalza Fausto Gianella - andiamo a manifestare, facciamoci sentire. La verità è che siamo buoni tutti a parlare o ad agire al buio. Dobbiamo metterci la faccia, devono guardarci e capire chi siamo e cosa stiamo vivendo».
«Non parlo come biologo ma come cittadino di Goro - va avanti Turolla - In questi anni abbiamo dato vita ad un sorta di miracolo, riuscendo ad ottenere quantità di prodotto di altissima qualità. Fino a qualche tempo fa le cose andavano bene, poi sono state messe delle regole. Giuste, certo, ma forse non applicabili in Sacca. È evidente che bisogna fare un passo indietro e rivedere la gestione della nursery. Dovete, dobbiamo, considerarla roba nostra. Senza le vongole siamo morti, è solo questo che dobbiamo capire. E non solo noi».
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