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«Anche il Pds di Occhetto era oltre il bicameralismo»

«Anche il Pds di Occhetto era oltre il bicameralismo»

Bonaccini e il referendum: «Incomprensibile che una delle famiglie politiche che hanno dato vita al Pd possa attestarsi sul No». Tagliani motiva il suo Si

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«Francamente non capisco come qualcuna delle famiglie politiche che hanno dato vita al Pd possa attestarsi sul No al referendum del 4 dicembre. Il bicameralismo paritario esiste solo in Italia, e già questo dovrebbe farci riflettere. Aggiungo, visto che vengo da quella storia della sinistra, che nel programma del Pds di Occhetto c’era il superamento del bicameralismo e addirittura il rafforzamento dei poteri del premier». Stefano Bonaccini parte con questo ragionamento per sostenere le ragioni del Si nell’incontro organizzato ieri alle 18 dai giovani del comitato” Riformar-Sì” (doveva tenersi all’aperto nella Rotonda Foschini, ma nuvole e temperatura hanno consigliato di spostarsi in una sala dell’Hotel Europa). Al primo messaggio destinato alla sinistra Pd schierata per il No o incerta sul da farsi, il presidente della Regione ne fa seguire un altro: «Noi da sempre abbiamo chiesto una seconda Camera che rappresentasse i territori, la voleva il Pci fin da tempi della Costituente, la Dc voleva la Camera delle professioni, il compromesso è stato un Senato identico alla prima Camera. Dopo 70 anni è il caso di cambiare, anche perché oggi abbiamo bisogno di maggiore velocità nelle decisioni politiche e nell’approvazione delle leggi». Il sindaco Tiziano Tagliani - su richiesta di Andrea Droghetti, presidente di “Riformar-Sì” - si è concentrato sulle ricadute che la riforma avrà nei territori. «Un Senato costituito da consiglieri regionali e sindaci che continueranno a fare gli amministratori contribuirà ad avvicinare due luoghi della politica (quella nazionale e quella locale delle città) oggi distanti, anche perché l’Anci in questi anni ha rappresentato soprattutto le grandi città». Ma affinchè il gioco riesca sarà decisivo, per Tagliani, non solo che vinca il Sì, ma che i 3-4 consiglieri regionali e il sindaco che andranno al Senato esprimano un’autentica «soggettività territoriale».(m.p.)

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