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gli ex cinque stelle

Da Tavolazzi a Pizzarotti uscite e espulsioni dal mondo grillino

Da Tavolazzi a Pizzarotti uscite e espulsioni dal mondo grillino

Una serie di addio al movimento che sta cambiando anche la politica nazionale

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Alle politiche del 2013 in Emilia Romagna il Movimento 5 Stelle, in alcune zone, aveva superato il Partito Democratico. Primato che ritorna anche in termini di espulsi eccellenti. Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, che la settima scorsa ha annunciato l’uscita dal Movimento è solo l’ultimo di una lunga lista di persone che per scelta o per obbligo non rientra più tra i pentastellati.

Tra gli uomini della Regione ci sono Giovanni Favia e Andrea Defranceschi. Il primo è stato cacciato per quelle parole registrate a sua insaputa dai microfoni di La7 che denunciavano le storture del sistema grillino. Anche un ex collega in assemblea legislativa regionale, Andrea Defranceschi, è stato messo alla porta per un’inchiesta sulle cosiddette spese pazze che poi l’ha visto assolto (insieme allo stesso Favia). Tra le prime espulse a 5 Stelle c’è anche Federica Salsi, ex consigliera comunale bolognese cacciata per aver partecipato a una puntata di Ballarò.

Il primo espulso nella storia dei 5 Stelle è stato l’ex consigliere comunale di Ferrara Valentino Tavolazzi, peraltro già amico personale di Grillo. E poi il sindaco di Comacchio, Marco Fabbri, altro ex grillino che, come Pizzarotti, se ne è andato per la sua strada uscendo dal Movimento quando lo ha ritenuto giusto. Un altro che come Pizzarotti ha chiuso i ponti con il Movimento è il consigliere comunale di Rimini Luigi Camporesi, già candidato sindaco dei 5 Stelle nel capoluogo di riviera. «Quando governi un territorio - ha spiegato ieri Pizzarotti a Comacchio - e lo fai cercando di fare il meglio per i tuoi cittadini, sei sempre ripagato dal sostegno e dall’affetto. Anche quando ti trovi ad uscire dal Movimento o dal partito in cui ti trovavi precedentemente».

La vicinanza dei cittadini ai due sindaci ex grillini è infatti un altro punto che accomuna Fabbri e Pizzarotti. Entrambi, benvoluti dai cittadini a dispetto delle scelte prese da o nei confronti del Movimento.

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