Comacchio alza la voce «La nursery non è di Goro»
I pescatori della cittadina lagunare rompono il silenzio: devono dire la verità «Le zone dove nasce il novellame sono Demanio dello Stato e non concesisoni»
COMACCHIO. «Quando e se si decide di parlare bisogna dire la verità, senza omissioni». Fino ad oggi i soci delle cooperative che si occupano dell’allevamento vongole di Comacchio sono rimasti in silenzio ma «sentiamo a questo punto la necessità di chiarire alcuni passaggi». «Intanto, se vogliamo essere sinceri e non raccontare cose inesatte, la Regione ha rilasciato la concessione alle cooperative che ne hanno fatto richiesta non per pescare novellame nelle Aree di tutela biologica (le nursery, per intenderci), ma per spostare, per delocalizzare il prodotto adulto dalla concessione nella Sacca al Pianasso - si fa portavoce Filippo Sambi - Se non avessi personalmente fatto presente alla Regione che esiste anche Comacchio, la Regione non ci avrebbe neppure permesso di essere parificati ai pescatori di Goro, cosa che non ci è nuova. Ma che il “pianasso” non sia utilizzato per le finalità che ha imposto la Regione, non so o il primo io a dirlo. La gente sarà anche in buona fede, ma è completamente disinformati». Allora, una volta per tutte, «bisogna dire che le zone nursery sono Demanio dello Stato e non sono proprietà esclusiva di Goro; nessun privato può esercitare controllo e guardiania, ma solo le Autorità. Ma a sentire i miei colleghi di Goro, il demanio è loro perché ci abitano più vicino; la verità è che quelle aree non sono concessioni demaniali, ma aree di interesse regionale non rilasciate in concessione a nessuno ed utilizzabili solo previa autorizzazione regionale». E aggiunge, «ciò che i miei colleghi di Goro non dicono è anche che la Regione concede loro da 8.000 a 10.000 metri quadrati per addetto, mentre a noi nelle aree fra le dighe, la cui produttività attestata dal biologo Turolla è 1/4 della media della Sacca di Goro e per via della balneazione sono aree utilizzabili per la pesca 5 mesi l'anno, la Regione impone da 4.000 a massimo 6.000 metri quadrati per addetto; questi dati sono inconfutabili, ma non li racconta nessuno». Ma attenzione, «io non sto dicendo che queste ingiustizie legalizzate autorizzino i pescatori di Comacchio ad andare a fare razzie dove capita: affermo invece che è illegittimo un trattamento diverso e le Autorità devono farsene carico, senza far finta che ciò non esista. È vero che ci sono degli abusivi che pescano senza nessun rispetto; anche in questo caso nessuno accenna all'imbarazzo delle Autorità preposte alla vigilanza, perché se vogliamo essere sinceri, non siamo in regola neppure noi che siamo concessionari fino al 31 dicembre: questa è la verità che nessuno vi racconta ma che spiega quanto sta succedendo». A quanto pare «Diverse cooperative hanno chiesto, da diversi anni, di ottenere quelle zone in concessione, ma la Regione non ascolta: preferisce prendere tempo, immaginando un bando unitario che, a nostro giudizio non può fare perché illegittimo: intanto, le razzie continuano ed il seme sparisce nelle mani di pochi». «A nulla è servito, in questi mesi, segnalare a tutte le Autorità il reale stato dei fatti, dando la nostra disponibilità a fornire tutta la documentazione a prova di quanto affermiamo: abbiamo mandato posta certicificata alle Procure di Ferrara e di Bologna, ma per ora non abbiamo avuto alcun riscontro. La Regione si assuma le proprie responsabilità, perché se i fatti sono arrivati a questo livello di gravità, è anche perché non sono stati affrontati».
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