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la tragedia

Dopo la mamma anche il figlio morto all’ospedale Sant’Anna

di Daniele Predieri
Dopo la mamma anche il figlio morto all’ospedale Sant’Anna

Nello schianto hanno perso la vita Blerina Alla, 37 anni e il piccolo Dejvis di 13 anni Il decesso dichiarato ieri sera alle 20, dopo una straziante attesa fuori dalla Rianimazione

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Hanno aspettato e aspettato ancora, tutta la mattina, un cenno, una notizia da chi usciva dalla Rianimazione, per sperare. Tutti lì davanti, una ventina di familiari, per ore e ore, a quella porta chiusa del reparto del Sant’Anna di Cona, sperando in un segnale di ripresa del piccolo Dejvis, 13 anni, ferito gravemente a bordo dell’auto che si è schiantata domenica sera in via Padova, in cui è morta sul colpo la mamma, Blerina Alla che aveva 37 anni e sono rimasti feriti, lievemente, i due fratelli di 16 anni e di 2. Le speranze di tutti, medici per primi che hanno tentato tutto il possibile, sono cadute nella tarda mattinata di ieri quando i sanitari hanno comunicato che da quel momento scattava il conto alla rovescia per dichiarare la morte cerebrale del piccolo, che è stata ufficializzata ieri sera attorno alle 20 dalla Commissione sanitaria preposta. Dejvis non ce l’ha fatta e il bilancio è ancor più terribile, per l’ennesima tragedia sulle strade, a due passi dal centro città, in via Padova, nella terribilmente famosa “curva del canile”, teatro in passato di altri gravi incidenti: questa volta sono stati pioggia, velocità, disattenzione (chissà?), ma non è certo il momento di valutare cause o il perché di una tragedia che ha colpito la famiglia Alla e anche quella che si trovava a bordo dell’altra auto, un furgone Mercedes Vito, con sei persone in viaggio verso il Padovano, tutte ferite, una di queste in prognosi riservata, altre ancora ricoverate, altre dimesse. La tragedia di via Padova è tutta nel viso e nelle parole di Hisen Alla, 41 anni, il marito della donna e padre del piccolo Dejvis, che incontriamo nel pomeriggio di ieri nel reparto di pediatria, dove si trovano i due figli: «Sta dormendo» dice papà Hisen indicando una chioma di capelli biondi sotto il lenzuolo azzurro, quella del piccolo di 2 anni che sta bene. Così anche l’altro ragazzo, il 16enne che è nella sala d’attesa con gli amici, venuti a trovarlo «ma ancora non sa nulla di ciò che è successo, e domani (oggi, ndr) dovrà essere operato».

In un altro reparto ancora del Sant’Anna, quello di Chirurgia d’urgenza, un altro frammento della tragedia, tra i feriti della famiglia di cittadini marrocchini in viaggio verso il Padovano: qui si trova la più grave dei passeggeri dell’altra auto coinvolta nello schianto. Nadia El Maddaoui, 35 anni è in prognosi riservata per traumi multipli subiti nello schianto. Era a bordo del Van con la famiglia per tornare a casa, a Boara Pisani, dove abitano in via dell’Artigianato: al Sant’Anna ieri erano ancora ricoverati Atiqa El Meck, di 56 anni mentre tutti gli altri sono stati dimessi con prognosi di una decina di giorni: il piccolo Z. di 7 anni, Fatima Zara di 18 anni, lo zio Ahmed El Maddauoi e il papà che guidava il furgone, Kalid El Meck. Nei corridoi c’è un vai e vieni anche dei loro dei parenti. Tanti, come tanti quelli della famiglia Alla, tra la Rianimazione e la Pediatria, che aspettavano (ieri pomeriggio prima del termine della commissione che ha ufficializzato il decesso solo a tarda sera), nelle salette d’attesa. Tutti insieme, tutti uniti, come una grande famiglia, ed è per questo che la tragedia colpisce la comunità albanese che abita a Ferrara. «I miei zii sono qui da una decina d’anni», spiega un ragazzo che aspetta fuori dalla Rianimazione e racconta con poche parole lo strazio di una tragedia che li ha colpiti, ma è ancora presto per dirlo a chi ancora non sa: il figlio più grande di 16 anni, spiega una parente nella stanza della pediatria, non sa ancora nulla. «Gli abbiamo tenuto nascosto anche il cellulare, per Internet, perché non sappia...». Che la mamma è morta subito e che invece, il piccolo Dejvis non ce l’ha fatta.

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