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Fusione sì, fusione no Poche idee e confuse

di Samuele Govoni
Fusione sì, fusione no Poche idee e confuse

Domenica il referendum a Sant’Agostino e Mirabello

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SANT’AGOSTINO. Mancano cinque giorni al referendum consultivo per la fusione in un solo Comune di Sant’Agostino e Mirabello eppure, tra gli abitanti, c’è ancora tanta confusione dettata anche da un disinteresse di fondo. Che non è, ovviamente, tra gli amministratori.

Adriana Sabato, viceprefetto e commissario straordinario di Sant’Agostino in carica da quando Fabrizio Toselli ha rassegnato le dimissioni afferma: «Le operazioni si stanno svolgendo secondo il regolare programma. Aspettiamo con tranquillità l’esito del referendum dopodiché procederemo. In caso positivo, ossia di fusione, ci sarà tanto da lavorare per la creazione del nuovo Comune; le cose da fare saranno tante e complesse». L’ex sindaco Fabrizio Toselli e attuale primo cittadino di Cento, da esterno, si augura il meglio per questo referendum. «Come ho sempre sostenuto - spiega - vedo questo referendum come un’opportunità da non lasciarsi scappare per tutte le premialità che il nuovo Comune potrà avere. Penso che quella della fusione sia una scelta inevitabile. Prima o poi ci si dovrà unire e magari, in un altro momento, i comuni potrebbero avere meno vantaggi rispetto a quelli oggi prospettati». Più distaccata resta Angela Poltronieri, sindaco di Mirabello che taglia corto invocando un classico «silenzio stampa». «Al momento - spiega - non mi sento di rilasciare alcuna dichiarazione. Sono in silenzio referendario». Alessandro Bini, della lista civica “Uno di noi” di Mirabello, è curioso di vedere i risultati: «Quella della fusione è stata una scelta prettamente politica e voglio vedere quale sarà l’epilogo di tutto ciò». E i cittadini? Cosa pensano di tutto questo santagostinesi e mirabellesi? «Devo dire la verità, non ho seguito dall’inizio alla fine questa campagna. Quello che so - dice Mario Lodi - è che qui a Sant’Agostino c’è un po’ di malcontento e in diversi sperano che alla fine prevalga il no». Antonio Guarducci invece vede di buon occhio questa fusione perché «potrebbe consentire al territorio di avere più risorse». «Sappiamo tutti - continua - che le amministrazioni comunali non navigano nell’oro. Magari diventare più grandi e coprendo un’area più vasta ci consentirà di avere una rilevanza maggiore». Più conservatori invece sono Giuseppe Lodi e Marco Mandrioli. Secondo loro infatti la fusione servirà a poco perché «non cambierà niente» e poi rievocano gli anni in cui Sant’Agostino e Mirabello erano un Comune unico. «Si era fatto tanto per avere ciascuno il proprio Comune e ora torniamo come una volta. Andremo a votare, certo - concludono - ma le idee chiarissime ancora non le abbiamo». Francesco Pola e Viviana Giuliano hanno suppergiù vent’anni e loro non sono favorevoli alla fusione. «Era un po’ che se ne parlava - spiega Pola - e quindi chi più e chi meno dovrebbe essere informato sui fatti. Per me il Comune è Sant’Agostino, Dosso e San Carlo; Mirabello non c’entra. Magari, a livello politico la fusione può portare dei benefici ma per gli abitanti credo che non cambierà più di tanto. Chi è di Sant’Agostino continuerà a sentirsi di Sant’Agostino». La pensa uguale la Giuliano che sdrammatizzando dice: «Credo che le comunità non si sentiranno unite. Siamo vicini ma anche lontani, tra qui e Mirabello cambia persino la parlata». Pochi chilometri più in là, a Mirabello, le cose non cambiano. Anzi, forse l’argomento fusione è visto con ancora meno interesse. «Mi pare che la gente abbia preso un po’ sottogamba questo argomento. Da quello che ho capito - spiega Andrea Ghelfi - questa operazione dovrebbe portare benefici e risorse, insomma, le cose dovrebbero migliorare. Però le persone ne parlano poco e sempre di sfuggita». Le riunioni ci sono state, dicono i mirabellesi, ma spesso la partecipazione è stata modesta. Alcuni, come Andrea Malagò sono consapevoli e favorevoli alla fusione, altri hanno seguito solo in parte l’argomento e c’è chi come le sorelle Giorgia e Giulia Marchetti, pensava che il referendum di domenica servisse solo per scegliere il nome. «Reno, Terre del Reno e Reno Antico? Per favore - chiude Arianna Caselli con un appello alle istituzioni - fate questa fusione ma mantenete i vostri nomi: questi sono veramente brutti».

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