Sparò all’intruso, la condanna va riscritta
Il verdetto della Cassazione sul caso di Portomaggiore: si torna in Corte d’Appello per valutare le attenuanti
PORTOMAGGIORE. Da ridefinire la pena inflitta a Daniele Bianchetti, il cittadino portuense che alla fine della primavera 2011 sparò a Marian Valentin Popescu, che era entrato nella sua proprietà. Lo ha deciso la Corte di Cassazione, che ha rinviato alla Corte d’Appello la rideterminazione della pena tenendo conto delle attenuanti che - hanno ritenuto i giudici del tribunale supremo - non erano state considerate. Ma ha confermato l’impianto accusatorio della procura di Ferrara e la volontà di sparare del cittadino portuense, quindi il tentato omicidio.
Bianchetti è stato condannato a 6 anni di pena sia in primo sia in secondo grado per il tentato omicidio di Popescu, un giovane rumeno che all’epoca dei fatti aveva 29 anni, impiegato nella raccolta della frutta e che la sera del 15 giugno 2011 era entrato nel cortile di un’abitazione di via Linaroli, a Portomaggiore. In quella casa si trovava Bianchetti, allora 58enne, difeso dall’avvocato Fabio Anselmo. Secondo la difesa l’uomo era solito dormire nella casa di campagna e quella notte vide qualcuno che stava cercando di forzare la serratura del locale esterno adibito a lavanderia. Aveva quindi preso il fucile che aveva in casa e l’aveva sporto dalla finestra. Il colpo, questa la ricostruzione della difesa, partì accidentalmente perché l’uomo inciampò e la canna si infilò tra le inferriate della finestra dove rimase bloccata.
Per l’accusa però, l’uomo aveva deciso di appostarsi - a portata di mano un fucile caricato con pallettoni artigianali per la caccia al cinghiale - per sorprendere i ladruncoli che più e più volte lo avevano derubato. Popescu, costituitosi parte civile assistito dall’avvocato Giampaolo Remondi, era stato colpito a una mano e all’addome da un unico colpo, esploso dalla finestra del bagno di Bianchetti. Il ferito aveva chiesto aiuto a una casa vicina, e portato all’ospedale d’urgenza, subendo poi tre operazioni chirurgiche.
Il movente, era stata l’ipotesi d’accusa, sarebbe stata l’esasperazione per altre irruzioni dei ladri. Con la difesa, invece, a sostenere che il portuense, che aveva subito diversi furti, scorse qualcuno nella sua proprietà e dal fucile che imbracciava accidentalmente partì un colpo.
Dopo la decisione della Cassazione, l’avvocato difensore Anselmo ha ribadito: «Ho sempre detto che Bianchetti non merita il carcere e la corte ha riconosciuto che
Soddisfatto l’avvocato Remondi: «L’impianto accusatorio ha tenuto, confermando la responsabilità di quel colpo, annullando solo la pena».
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