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Una chiesa strapiena per l’ultimo saluto a don Romano Caon

Una chiesa strapiena per l’ultimo saluto a don Romano Caon

Il vescovo Negri: tutta questa gente è la dimostrazione che le persone umili sanno fare grandissime cose

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La chiesa di Quacchio non è stata in grado di contenere l'immensa folla giunta a dare l'ultimo saluto a don Romano Caon, il parroco improvvisamente scomparso martedì scorso a 63 anni mentre si trovava in canonica.

Erano presenti tantissimi parrocchiani, amici, conoscenti, colleghi di scuola, persone di tutte le età venute a tributare il loro affetto e la loro riconoscenza verso una persona che, con la sua allegria, con i suoi modi schietti e diretti, ma sempre gentili, ha saputo entrare nel cuore di tutti e lasciare un segno indelebile. A saltare maggiormente all'occhio è stata in particolare la grandissima presenza di giovani, i “suoi” ragazzi, quelli ai quali don Romano ha dedicato gran parte della sua vita, come sacerdote e come insegnante di religione alle scuole medie. Con la sua travolgente semplicità e simpatia, ha saputo conquistare generazioni intere di studenti, per i quali è diventato un vero e proprio punto di riferimento, un “mito” riconosciuto da tutti. Una persona vera, schietta e sincera, che non mancava mai di dire il suo pensiero, sempre però con grande dolcezza e con il suo inconfondibile sorriso sulle labbra.

Per questo, grande è la stata commozione anche da parte di chi non lo vedeva più da tempo, ma che continua a conservarne ancora un bellissimo ricordo, così come egli ha sempre conservato nel tempo un ricordo particolare di tutti i suoi ex studenti, a testimonianza di quanto a loro tenesse.

Anche chi scrive ha avuto il piacere di averlo come professore, e ne porta il ricordo di una di quelle persone rare che lasciano il segno.

A celebrare il funerale è stato l'arcivescovo Luigi Negri, assieme a tantissimi sacerdoti concelebranti della diocesi. Il feretro è stato accolto in chiesa proprio da quel coro che don Romano, appassionato di musica, ha fondato e al quale teneva tantissimo, il quale ha poi accompagnato tutta la durata del funerale.

«La vostra presenza, persone che lui ha amato intensamente, è la dimostrazione evidente che gli umili fanno grandi cose - sono le parole pronunciate dall'arcivescovo Luigi Negri durante l'omelia - lui ha creato un popolo, che ha guidato con grande discrezione e mai con autoritarismo, e che assieme a lui ha incontrato e seguito Gesù. È sempre stato pronto alla chiamata, con animo lieto, leale, impegnato».

Alla fine della celebrazione è stato quindi il momento dei ricordi, del cugino don Giorgio Caon «di tutti i bei momenti passati insieme, da bambini, in seminario e da sacerdoti», dei vari gruppi parrocchiali, dei colleghi di scuola e degli studenti, tutti profondamente commossi.

«Tu non ci hai insegnato, ma ci hai trasmesso il messaggio di Dio» - è uno dei ricordi pronunciati da una parrocchiana. Quindi uno scrosciante applauso ha accompagnato l'uscita del feretro dalla chiesa, portato a spalla dai suoi ragazzi in lacrime.

Unanime il saluto: «Ciao don Romano, hai lasciato un segno indelebile nei nostri cuori che non si può cancellare. Il tuo esempio e la dolcezza del tuo sorriso ci guideranno sempre».

Dopo i funerali a Ferrara, il feretro è stato trasportato a Villa del Conte, paese natale di don Romano, dove si è svolta un’analoga cerimonia funebre. Al termine, la bara è stata tumulata nel cimitero del paese padovano, dove c’è un apposito luogo di sepoltura riservato ai sacerdoti.

Marcello Ferrari

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