Berco, la Regione chiede responsabilità all’azienda
Calvano e Zappaterra (Pd): «Impegno a difesa del lavoro e del territorio». Ferraresi (M5S): «Arrestare la deriva. Garantire produzione e occupazione»
COPPARO. Il caso Berco in Regione. L’assessore regionale alle Attività Produttive Palma Costi ha dato risposta, in aula, all’interrogazione urgente presentata dai consiglieri Pd Paolo Calvano e Marcella Zappaterra. La Regione, in accordo con il sindaco di Copparo Nicola Rossi, ha immediatamente chiesto al Mise di attivarsi per ottenere un confronto teso a salvaguardare l'occupazione e la capacità produttiva dell’azienda. Convocazione già calendarizzata per martedì 18 ottobre, a testimonianza della volontà da parte di tutti i livelli istituzionale di affrontare urgentemente questa vertenza.
«Da parte pubblica - ha detto l’assessore regionale Palma Costi - la preoccupazione non si limita solo al mantenimento dei posti di lavoro ma al futuro stesso del lavoro. Se vengono erogati ammortizzatori sociali è per sostenere situazioni transitorie e di trasformazione che abbiano una prospettiva, se si introducono decontribuzioni per l'assunzione dei lavoratori in mobilità è per favorirne la ricollocazione, se vengono stanziate risorse per la formazione è per accompagnare i lavoratori e le imprese a formare le competenze necessarie al lavoro presente e futuro».
«A Berco e Thyssenkrupp, - dicono Calvano e la Zappaterra - chiediamo quindi responsabilità. Noi vigileremo e continueremo nel nostro impegno a difesa del lavoro e del territorio».
Si fa sentire anche la voce del parlamentare pentastellato Vittorio Ferraresi. «Non si può accettare – ci dice il deputato del M5S. Dal posto fisso alla precarizzazione; le politiche del lavoro dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni lo permettono, oggi si può licenziare e grazie al jobs act gli ammortizzatori sociali non sono più così garantiti. In assenza di politiche di miglioramento della produttività attraverso investimenti ed innovazione, si agisce sulla leva della riduzione del costo del lavoro. Lo si vede anche in questo caso. È’ esclusivamente una procedura di riduzione dei costi attraverso l’esternalizzazione, per ora, di pezzi dei cosiddetti lavori indiretti, come impiegati, logistica e manutenzione. Via il contratto aziendale, no alle procedure di cassa integrazione o ai contratti di solidarietà, divisione dei lavoratori tra garantiti e no, è una imposizione delle volontà padronali intransigente che ci riportano ad altri tempi. La provincia di Ferrara sta perdendo gradualmente posti di lavoro, occorre arrestare questa pericolosa deriva che impoverisce il nostro territorio. Chiederò ai ministri Calenda e Poletti di fare in modo che negli stabilimenti Berco venga garantita la produzione e salvaguardata l’occupazione». Piergiovanni Alleva, presidente del gruppo "L'Altra Emilia Romagna chiede alla giunta regionale «di intraprendere azioni concrete per l'apertura immediata di un tavolo istituzionale in cui si sospendano le procedure di mobilità e si riaprano le trattative e intervenga a tutelare i posti di lavoro del sito produttivo». Interviene anche la Lega col capogruppo Alan Fabbri e il consigliere Marco Pettazzoni. «E’ urgente che la Regione si attivi sulla vertenza Berco per capire qual è il piano industriale Copparo, e per trovare soluzioni alternative alla mobilità annunciata di 365 dipendenti». A proposito del question-time discusso in assemblea legislativa, Fabbri e Pettazzoni, chiedono all’esecutivo regionale «di concentrare i propri sforzi, per scongiurare che quella che sembra una ristrutturazione aziendale in atto non sia pagata così a caro prezzo dal territorio ferrarese».
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