«Il nostro sì per salvare altri bambini»
La famiglia Alla ha dato l’assenso aIl’espianto degli organi di Dejvis, 13 anni. «Faremo i suoi funerali e quelli della mamma qui e in Albania»
FERRARA. «Abbiamo detto sì perché altri bambini potranno così salvarsi, lo abbiamo fatto perché era giusto farlo»: le parole vanno dritte al cuore di chi ascolta, i tanti parenti ieri ancora nella saletta della pediatria del Sant’Anna. Sono le parole di Arian Alla, lo zio di Dejvis, il piccolo di 13 anni morto all’ospedale lunedì sera e coinvolto nell’incidente di domenica in via Padova in cui era deceduta sul colpo la mamma Blerina. Hanno deciso tutti insieme, la famiglia Alla, di dare il consenso all’espianto multiorgani dopo la dichiarazione di morte arrivata lunedì a tarda sera, quando dopo una intera giornata di osservazione la Commissione sanitaria preposta ha comunicato alla famiglia la morte cerebrale del piccolo. Il consenso è arrivato subito e subito si è messa in moto la macchina dei chirurghi, con il via libera dato al centro Trapianti di Bologna che ha fatto arrivare le équipe da tutto il Nord Italia. Un espianto multiorgani, tutti quelli più importanti e vitali, sono stati prelevati dai vari gruppi di chirurghi dei 4 centri trapianti del Nord Italia, che permetteranno a tante altre persone di vivere.
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«Abbiamo pensato ad altri bambini e altre persone che ne avevano bisogno, che grazie a Dejvis potranno tornare alla vita», spiega ancora lo zio Arian, con accanto il fratello, Hisen, il papà del piccolo Dejvis e degli altri due bimbi, di 2 e 16 anni, quest’ultimo operato ieri mattina: «L’operazione è andata bene, adesso sta meglio», indicavano i parenti dalla saletta della pediatria.
E adesso? «Adesso quello che più è importante per noi è chi si facciano al più presto i funerali. Perché la notizia si è diffusa su giornali e internet, anche in Albania. La nostra intenzione è fare due cerimonie, qui in città e là nel nostro paese».
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Qui in città, la richiesta è stata inoltrata proprio dalla scuola media di Barco, che Dejvis frequentava: un modo per salutare il compagno di classe e di giochi da parte dei tanti ragazzi che lo hanno conosciuto. E tutti insieme, ragazzi e i loro genitori, come una grande famiglia, ora, nella scuola, stanno proponendo iniziative di solidarietà. Vi saranno anche aspetti economici da affrontare, il trasporto delle salme in Albania. «Di tutto questo ringraziamo tutti», spiegava ancora lo zio Arian a nome del papà Hisen, contattato ieri mattina dalla stessa scuola, ringraziando lui stesso chi «ci ha fatto avere questi segnali di affetto da una grande famiglia», spiega lo zio.
Una famiglia ferrarese, non solo di origini albanesi: e ricordiamo ad Arian che domenica sera uno degli inquirenti sul luogo della tragedia di via Padova rispondeva così a chi chiedeva chi e di che nazionalità fossero le vittime: «Albanesi? No, erano ferraresi», rigirando tra le mani la carta d’identità della Repubblica italiana della signora Blerina: «Sono le parole più buone - si congeda lo zio Arian - che abbiamo sentito».
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