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Quattro persone coinvolte nel traffico di cocaina e hashish

Controlli antidroga con unità cinofile
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Controlli antidroga con unità cinofile

Maxi operazione antidroga anche nel Ferrarese, fra Ferrara, Bondeno, Vigarano e Copparo

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FERRARA. La squadra Mobile di Rovigo sta eseguendo 53 misure cautelari nell'ambito di un'operazione antidroga tra il Veneto, la Lombardia, la Toscana, l'Emilia Romagna e la Valle d'Aosta. Al blitz, scattato all'alba, collaborano le Squadre Mobili di Verona, Padova, Mantova, Modena, Ferrara, Bologna, Arezzo, Ravenna, Vicenza, Varese ed Aosta, unitamente ad equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine del Veneto, dell'Emilia Romagna Occidentale ed Orientale e della Lombardia, coadiuvati da Unità Cinofile Antidroga e dal X Reparto Volo di Venezia, sotto il diretto coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine del Ministero dell'Interno.

L'operazione, condotta dalla Polizia di Rovigo e denominata "Taraqa", ha portato, dopo 18 mesi d'indagini, alla scoperta di un vasto traffico di sostanze stupefacenti, cocaina e hashish, gestito da magrebini e italiani.

Nello specifico, quattro i soggetti interessati nella nostra provincia, nei confronti dei quali è stata notificata la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla p.g.: E.I. B. marocchino classe '77 di Bondeno; M.M., marocchino classe '78 di Copparo (durante la perquisizione trovati 10 grammi di marijuana); M.l., ferrarese del '69 residente a Vigarano Mainarda; P.A., classe 70 pluripregiudicato ferrarese attualmente detenuto in carcere per altra causa.

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OPERAZIONE TARAQA
A partire dal mese di dicembre 2013, la Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Rovigo, attraverso lo sviluppo di una notizia acquisita nell’ambito di una precedente operazione antidroga denominata “Cohiba”, ha posto l’attenzione su un marocchino domiciliato a Lusia (RO), indicato quale attivo spacciatore al dettaglio di cocaina. L’interesse investigativo posto nei confronti del magrebino, al quale si rivolgevano per l’acquisto della cocaina assuntori provenienti da tutta la provincia rodigina, consentiva agli investigatori di risalire, dopo pochi mesi, ai suoi canali di approvvigionamento: cocaina e hashish immessa sul mercato polesano provenivano dalle province di Milano, Modena e Mantova.

Il prosieguo dell’attività tecnica, concordata con l’Autorità Giudiziaria, consentiva d'identificare i trafficanti di livello superiore, sempre di origine marocchina, che gravitavano, per la maggior parte, nei territori dell’Alto Polesine (Lendinara, Badia Polesine e Castelmassa), nella Bassa Veronese (Castagnaro, Villa Bartolomea e Legnago), nella Bassa Padovana (Masi e Megliadino San Vitale) e nella provincia di Mantova (Sermide, Ostiglia e Poggio Rusco).

In particolare, emergeva su tutti la figura di un cittadino marocchino, regolare, residente prima a Legnago (VR) e poi a Roverchiara (VR),  che aveva intessuto una fitta rete di spaccio all’ingrosso nella campagna di Carpi di Villa Bartolomea (VR). Questi, avvalendosi di altri suoi connazionali (anche domiciliati nella provincia di Rovigo), si recava tutte le sere in una zona isolata della campagna di Carpi (nei pressi di un rudere abbandonato o nei pressi di un pagliaio, “nweder” in lingua marocchina) dove riceveva i suoi clienti, sia magrebini che italiani,  ai quali cedeva  partite di cocaina e hashish che, per la loro quantità (la cocaina nell’ordine di quantitativi variabili dai 10 ai 200 grammi, l’hashish nell’ordine di quantitativi variabili dai 500 grammi ai 5 chilogrammi) erano destinati a un successivo smercio al dettaglio. La droga veniva nascosta in aperta campagna e quindi, se rinvenuta,  difficilmente poteva essere attribuita a chicchessia. L’accesso alla zona di smercio utilizzata dal marocchino, soprannominato “Il Nero” (proprio perché si muoveva solo di notte) era “blindata”: chi doveva accedervi doveva prima accreditarsi presso un suo diretto collaboratore e, solo successivamente, l’auto dell’acquirente veniva fatta accedere in una strada sterrata a fari spenti. La droga veniva consegnata dal “Nero” al suo collaboratore, che provvedeva, subito dopo, a consegnarla al cliente.

Il prosieguo delle indagini consentiva alla Squadra Mobile di arrestare in flagranza 22 soggetti di nazionalità marocchina e italiana e di sequestrare circa 100 kg. di hashish e circa 2 kg. di cocaina. Tra gli arresti (molti erano corrieri), si rammenta l’arresto avvenuto nel giugno del 2014 di una donna italiana proveniente da Milano con 10 chilogrammi di hashish, che in parte era destinata al “Nero”; l’arresto di due marocchini avvenuto a fine agosto 2014 con 400 grammi di cocaina appena acquistata da un connazionale a Castiglione delle Stiviere (MN); l’arresto di tre persone (un marocchino, un italiano e una donna rumena)  avvenuto a Rovigo nel gennaio del 2015 con oltre 4 chilogrammi di hashish, precedentemente acquistati a Modena da un magrebino domiciliato in quella città.

Ma gli arresti più eclatanti in questa lunga indagine, che hanno peraltro consentito di individuare uno dei canali transnazionali d'importazione della droga in Italia, sono senza dubbio quelli avvenuti nel porto di Genova il 9 febbraio 2015 e nel porto di Livorno il 21 febbraio 2015. Nel primo caso furono arrestati 3 corrieri marocchini che trasportavano, in due auto, 50 chilogrammi di hashish (nascosti in paratie saldate sul fondo del pianale dei veicoli stessi), mentre nella seconda operazione furono arrestati una donna e un uomo, anche loro marocchini, che trasportavano sulla loro auto 25 chilogrammi di hashish sempre abilmente occultati in un doppio fondo ricavato sul pianale del mezzo. Tutti i corrieri, e i veicoli, erano imbarcati su una motonave proveniente da Tangeri (Marocco).

Tra gli altri arresti effettuati dalla Squadra Mobile rodigina nell’ambito della medesima operazione, spicca proprio quello del “Nero”, avvenuto il 1° aprile 2015 in maniera rocambolesca. Per sfuggire alla cattura, il marocchino si era gettato in un fiume nella città di Legnago, ma fu subito individuato e catturato. Nella sua abitazione furono trovati ben 1,2 chilogrammi di cocaina, con grado di purezza che superava il 90%, e circa mezzo chilo di hashish.

Lo straordinario volume di elementi raccolti nel corso delle indagini e posti al vaglio del sostituto procuratore Sabrina Duò, ha permesso al gip del Tribunale di Rovigo di emetter: 53 misure cautelari e 73 decreti di perquisizione.

La ricostruzione dei volumi di droga trattata tra i vari soggetti (importata, acquistata e venduta) potrebbe essere quantificata in circa 400 chilogrammi di hashish e circa 30 chilogrammi di cocaina.

L’epilogo dell’operazione “Taraqa” (termine usato spesso dai marocchini quale sinonimo di stupefacente e che in lingua magrebina significa “martello”) ha visto impegnati 360 operatori della Polizia di Stato (in ausilio alla Squadra Mobile di Rovigo, sono stati impegnati operatori delle Squadre Mobili delle province di Verona, Padova, Modena, Mantova, Vicenza, Bologna, Ferrara, Ravenna, Arezzo, Varese ed Aosta), 8 Unità Cinofile Antidroga provenienti da Padova, Bologna, Ancona, Genova e Venezia, 27 equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine del Veneto, dell’Emilia Romagna Orientale ed Emilia Romagna Occidentale e della Lombardia, 1 elicottero del X Reparto Volo della Polizia di Stato di Venezia.

L’operazione è ancora in corso.
 

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