Dipendente multato, lite infinita (e cara)
L’Agenzia delle Entrate condannata a rifondere le spese processuali. Il sindacato Ubs: deve pagarle il direttore
39 euro di sanzione, 5000 di spese processuali (poi ridotti a 3.500), 7 anni di contenzioso legale, un esposto alla Corte dei Conti. Sono i numeri della vicenda, per molti aspetti paradossale, che dal 2009 a oggi ha visto contrapposti un dipendente della Divisione provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Ferrara e la Direzione Regionale.
Tutto era cominciato nel 2009 con una sanzione di 39 euro, comminata al lavoratore - riporta il sindacato Usb - «per aver applicato prassi consolidate da anni nell’ufficio per semplificare e velocizzare la tassazione degli atti pubblici». Il dipendente inviava in pratica un avviso bonario ai contribuenti «risparmiando tempo e denaro per la notifica». In realtà, controbatte l’Agenzia delle Entrate Regionale, al dipendente era stato contestato il fatto che il sistema, di per sè previsto, veniva adottato senza consultare il responsabile della struttura: gli avvisi infatti non avevano in calce la sua firma. Da qui la decisione di sottoporre il lavoratore a un procedimento disciplinare, concluso con una sanzione di due ore, pari a 39 euro.
Ma il lavoratore non ci sta e impugna il provvedimento. Il giudice di primo grado nel 2013 gli dà ragione e obbliga l’amministrazione a pagare 5.000 euro.
Tutto finito? Neanche per idea. A quel punto l’Agenzia Regionale passa al contrattacco e presenta Appello richiedendo l’aiuto dell’Avvocatura di Stato. Il sindacato Usb, oltre a indire uno sciopero di solidarietà al lavoratore e organizzare una colletta per sostenere le spese legali, presenta nel 2014 un esposto alla Corte dei Conti, ritenendo che «l’accanimento dimostrato contro il lavoratore» abbia tra l’altro procurato uno spreco di denaro pubblico. Si spera così che la controparte rinunci all’appello. Ma la lite va avanti.
Il resto della storia è di pochi giorni fa: il 4 ottobre scorso anche il giudice d’Appello dà ragione al lavoratore, e la sentenza dà nuova forza al sindacato non solo «per chiedere notizia dell’esposto del 2014», ma per chiedere che «si applichi una sanzione esemplare al direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate dell’epoca». Deve essere lui, sostiene l’Usb, a pagare le spese processuali «in modo che non siano alla fine i contribuenti a rimetterci».
La replica. Da parte sua, l’Agenzia Regionale delle Entrate precisa che «già nell'aprile del 2015 - quindi ben prima della fissazione del giudizio d'appello, dopo che il primo grado di giudizio si era concluso nel 2013 - la Direzione regionale dell'Emilia-Romagna aveva manifestato all'Avvocatura dello Stato la precisa volontà di chiudere la controversia, in considerazione del tempo trascorso, della entità dei fatti contestati e del superamento della criticità organizzativa all'origine dell'episodio contestato, che risaliva al 2009». Ma la macchina si era già messa in moto: «Solo per motivi di ordine tecnico-procedimentale, non dipendenti dall'Agenzia delle Entrate - prosegue la replica - non è stato possibile perfezionare l'accordo tra le parti riguardo alla liquidazione delle spese processuali prima dell'udienza, fissata per lo scorso 4 ottobre. Il Giudice di secondo grado, infatti, non ha accettato la richiesta di rinvio e si è espresso accogliendo le ragioni del dipendente ma riducendo, rispetto alle richieste avanzate, di oltre 1.500 euro l'importo che deve essere corrisposto per le spese processuali».
In ogni caso, conclude l’Agenzia, «non c’è stato alcun accanimento nei confronti del dipendente, cui è stata applicata una sanzione minima al solo scopo di assicurare il comportamento uniforme e l’applicazione di regole omogenee da parte dei propri dipendenti».
Alessandra Mura
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