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COMACCHIO

«Noi comacchiesi vittime due volte»

di Annarita Bova
«Noi comacchiesi vittime due volte»

I pescatori di vongole puntano il dito sule regole e sugli abusi

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COMACCHIO. Doppiamente vittime. Questo lo stato d’animo dei soci delle cooperative di vongole di Comacchio che si trovano a lottare contro «i contrabbandieri da una parte e la legge dall’altra - dice con la rabbia negli occhi Fillippo Sambi della coop La Valle - Io non ho paura, sono solo stanco. E se qualcuno non vuole metterci la faccia e pensa ancora di poter andare avanti di giornata in giornata, io non sono così. Voglio lavorare con tutte le carte in regola e chiedo che una volta per tutte si metta mano alla normativa e si fissino dei paletti rigidi ma fondamentali».

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E aggiunge, «Personalmente, come socio della cooperativa Coalmo sono in regola almeno come i pescatori di Goro. E sapete qual è la verità? Che in questo momento stiamo rubando tutti, che non c’è differenza tra noi e gli altri».

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La situazione è davvero complessa. La nursery di Goro è un luogo molto particolare dove, per una serie di combinazioni, il prodotto (la vongola) nasce e cresce spontaneamente. I pescatori ci sono dunque sempre andati, seguendo una sorta di codice di comportamento non scritto e rispettando quindi la consuetudine.

Nel 2006 è intervenuta la Regione Emilia Romagna con la precisa volontà di mettere in qualche modo ordine individuando in coloro che avevano le concessioni in Sacca i soggetti che possono prelevare il prodotto. «Dopo diverse battaglie, siamo riusciti a far estendere il diritto a chiunque ha le concessioni e siamo così entrati anche noi».

Fu nominato un Comitato formato dai presidenti delle cooperative i quali continuarono a gestire lo specchio d’acqua e continuano ancora oggi. Il problema è che non esiste un regolamento così nessuno sulla carta è sanzionabile. Cosa c’entrano i pescatori di Comacchio? Anche loro sono titolari di concessioni demaniali marittime ai fini della pesca (al largo di Lido di Volano dove si trova un’altra piccola nursery) e quindi possono operare a Goro al pari degli altri. Ma c’è un altro problema.

La Regione avrebbe dovuto rilasciare il via libera per la pesca del seme, cosa che non ha mai fatto parlando solo di prodotto delocalizzato (prodotto adulto che viene spostato in nursery per motivi particolari, tipo anossia) ed ecco che quindi anche in questo caso non esiste nulla di scritto. La soluzione? Fare un bando per la gestione unitaria della Sacca. Ed è quello che i pescatori non vogliono.

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