Parco del Delta, dalla cena all’emendamento
Primo ok del Senato. Poi toccherà alla Camera. Bratti: ottima cosa, traguardo più vicino
COMACCHIO. «In commissione Ambiente abbiamo appena approvato l’emendamento per l’istituzione del Parco interregionale del Delta del Po». Ieri pomeriggio ne hanno dato notizia i senatori del Massimo Caleo, Stefano Vaccari, Laura Puppato e la ferrareseMaria Teresa Bertuzzi. «Non è ancora l’istituzione del Parco nazionale del Delta del Po - spiegano i senatori - ma si tratta di un passo avanti decisivo per la tutela e la valorizzazione di una delle aree di delta più importanti d’Europa, ora tutelata a macchia di leopardo.attraverso il riordino delle aree naturali protette che attualmente afferiscono all’Emilia Romagna e al Veneto». In sostanza l’emendamento sollecita il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e quello dei dei Beni Culturali Dario Franceschini, di emanare entro 6 mesi un decreto legislativo per l’istituzione di un unico Parco del Delta del Po, comprendente le aree del perimetro del Parco naturale regionale Veneto del Delta del Po e del Parco del Delta del Po Emilia Romagna. Il tutto d’intesa con le Regioni Emilia Romagna e Veneto.
L’emendamento è stato inserito nella riforma della legge quadro 394 del 199 sui parchi e le aree protette, che il 25 approderà al Senato. Poi passerà alla Camera, dove l’aspetta a braccia aperte Alessandro Bratti. «Sono molto contento che i colleghi del Senato abbiano approvato l’emendamento, non faccio salti di gioia solo perché il risultato dobbiamo ancora portarlo a casa, ma certo è un altro importante passo verso il parco nazionale del Delta».
Del resto sul Parco del Delta la storia insegna che non conviene cantare vittoria. Che dovesse diventare interregionale stava già scritto nella legge 394 che ora viene revisionata. E Valter Zago, ex presidente del Parco del Delta del Po, ha evidenziato l’assurdità. Anzi ha parlato di un passo indietro. «Zago ha ragione a dire che la legge già prevedeva di unificare i due Parchi del Delta, ma se sono passati più di vent’anni senza fare progressi bisogna domandarsi il perché». Di perché ce ne sono, tanti, tra cui la diffidenza tra Veneto ed Emilia Romagna, le divergenze politiche, le questioni economiche mescolate con fattori energetici e ambientali. Per esempio gli emiliani rinfacciavano ai veneti la centrale di Porto Tolle e i veneti rispondevano che però le trivelle in Adriatico le autorizzava solo l’Emilia Romagna. Il casus belli attorno a Porto Tolle ora non esiste più, la centrale non verrà più utilizzate e sotto i ponti del Po è passata molta acqua che ha lavato via vecchie incrostazioni. E forse sarà servito anche un po’ di vino versato un paio d’anni a una cena alla festa dell’Unità di Ponte che vedeva come commensali i ministri Galletti e Franceschini e il deputato Bratti. «Parlammo proprio del Parco del Delta, di come sbloccare una situazione ferma da anni - rammenta Bratti - e l’emendamento di oggi è il risultato di un lavoro lungo svolto da tante persone sulle due sponde del Po e in Parlamento. È un bel passo avanti, ma non è ancora il traguardo».
Marcello Pradarelli
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